Samuele Piscina
Samuele Piscina

 

di Pietro Scardillo

Samuele Piscina, 26 anni, nato a Milano il 14/1/1990, sta per laurearsi in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano. Eletto nel 2011 per la prima volta Consigliere di Zona 2, viene scelto il 5 giugno 2016 come Presidente del Municipio 2 di Milano da 23.318 cittadini.

Quali sono i primi significativi interventi che intende attuare entro il mese di settembre?

“La prima questione da risolvere è quella della moltitudine di migranti presso l’hub della Stazione Centrale/via Sammartini, dove con l’assessore Majorino dobbiamo trovare una soluzione condivisa per far vivere dignitosamente queste persone, che sono tenute in un modo disumano in uno stabile che può contenere al massimo 70 persone. La maggior parte resta all’esterno con gravi comprensibili disagi personali, con ricadute negative sull’ambiente circostante, con situazioni di insicurezza da parte dei residenti. L’hub di Sammartini era stato ideato per ospitare i profughi per una notte, per poi smistarli in altri luoghi. Da quando sono state chiuse le frontiere nei paesi al nord dell’Italia, i migranti restano qui e il centro è diventato un posto di permanenza prolungata anzichè temporanea. il secondo tema urgente è la moschea di via Cavalcanti, che continua a creare problemi di ordine pubblico in uno scantinato di 8 metri sotto il livello del suolo senza vie di fuga, senza aerazione, censito come magazzino, con circa 300 persone che entrano ogni fine settimana. Ultima questione riguarda la sicurezza: l’assessore Rozza ha proposto un incontro in ogni zona nel mese di settembre, mentre noi avremmo preferito molto prima. Nel frattempo agiremo subito, con le poche deleghe disponibili che abbiamo, nei confronti dei vigili di quartiere, anche se non sappiamo esattamente qual’è la loro entità numerica, perché sono gli unici con i quali possiamo interloquire per controllare il nostro territorio.”

Come pensa di favorire l’attuazione del grande progetto della “città metropolitana”, di cui i 9 Municipi decentrati di Milano sono la prima espressione concreta?

“In realtà sono un’espressione limitata. La mia idea è che dovrebbe esserci un solo Consiglio metropolitano eletto direttamente dai cittadini, non come oggi che i Consiglieri sono il frutto di un’elezione di secondo livello. Se andiamo a vedere il nuovo regolamento, rileviamo che i poteri sono identici a quelli che c’erano prima: in realtà non è cambiato nulla. Per questo continuo a sostenere che la riforma della municipalità è una presa in giro, non basta cambiare il nome. Le sole prerogative, di cui dispone oggi il municipio, sono i fondi per il diritto allo studio, la manutenzione straordinaria per il verde, i vigili di quartiere; le altre deleghe sono tutte subordinate all’autorizzazione del Comune. Spero che il sindaco Sala, come ha dichiarato, aumenti i poteri dei Municipi ed anche il personale: una volta che vengono trasferite delle competenze, occorre avere delle persone che poi realmente risolvano i problemi senza dipendere da lunghe attese dal Comune centrale. In questo senso c’è la piena disponibilità dei Presidenti dei Municipi, sicuramente la mia, per giungere a risultati efficaci condivisi.”

Uno dei temi dominanti della campagna elettorale della Sua coalizione è stata la Sicurezza delle Persone. Ha già un programma di attuazione in merito e quali sono le priorità più rilevanti?

“Bisogna fare una distinzione tra i poteri dei Municipi e quelli del Comune di Milano. I municipi, in questo momento, hanno solo in carico i vigili di quartiere che sono in numero limitato. Il problema della sicurezza è fondamentale: quello che noi dobbiamo fare è interloquire con l’Assessore alla Sicurezza del Comune di Milano e prendere contatti con tutti i Comandi delle varie polizie presenti in zona per adottare un piano condiviso del controllo del territorio. Ciò significa avere delle pattuglie che controllino i luoghi più complicati, più pericolosi, in modo che i cittadini si sentano più protetti. Oltre non possiamo fare, né tanto meno abbiamo le risorse per assumere altri vigili.”

Qual è la Sua posizione e cosa intende fare in merito alla ristrutturazione e al rilancio dei Magazzini Raccordati del Rilevato Ferroviario tra via Ferrante Aporti e via Sammartini?

“Questo è stato un tema fondamentale della mia campagna elettorale: insieme ai cittadini e all’Associazione 4Tunnel avevamo già fatto un progetto condiviso per quanto riguarda la Stazione Centrale e il Rilevato Ferroviario. Speriamo di incontrare al più presto la dirigenza della nuova società che ha acquisito l’impresa Grandi Stazioni, da cui dipendeva il futuro del Rilevato, per capire quali sono le relative intenzioni. La nostra speranza è che venga realizzato il Centro commerciale, costituito da tanti negozi singoli, e che siano presenti numerosi servizi. La viabilità nel quartiere dovrebbe prevedere il senso unico di marcia per ciascuna delle due vie interessate: Ferrante Aporti e Sammartini e i 4 tunnel a doppio senso di circolazione, realizzando ampi marciapiedi, piste ciclabili, e creando numerosi nuovi posti auto in una zona dove assolutamente mancano. Occorre sviluppare il verde per riqualificare, con il concorso dell’Amministrazione comunale, un’area che oggi è solo cementificata. Il Municipio 2 può chiedere soltanto che il progetto vada in questa direzione, dipende poi dagli uffici centrali del Comune di Milano la decisione di portare avanti o meno la soluzione da noi proposta.”

Perché Lei è contrario al trasferimento della moschea di via Padova, attualmente in un capannone all’interno di un condominio, in via Esterle, dove, previa adeguata ristrutturazione, potrebbe trovare una sistemazione più dignitosa e più civicamente controllabile?

“La Giunta di Milano di recente ha ritirato il bando relativo alle assegnazioni dei luoghi di culto, perché non rispecchiava le normative della legge regionale e dovrà quindi essere rifatto. Non prima di un anno sarà emesso il nuovo avviso di gara. Via Esterle, in ogni caso, non è adatta a ricevere una moschea, perché è una traversa di via Padova, dove vi sono gravi problemi che negli anni hanno creato una sorta di “ghetto”. Questo non favorisce l’integrazione, ma anzi può creare una polveriera con rischio di esplosione. Il mantenimento di una moschea in via Padova facilita ulteriori arrivi di migranti, che non si integrano, perché ad esempio non imparano la lingua italiana, non si relazionano con i cittadini locali. In passato, con la precedente maggioranza, abbiamo più volte denunciato i luoghi di culto abusivi nell’ambito della nostra municipalità, ma non abbiamo ricevuto un riscontro positivo. Eppure il mancato rispetto delle norme di sicurezza rappresenta un pericolo non solo per i frequentatori di questi luoghi, ma anche per i normali cittadini. Quando ci sono i flussi di grande affluenza, non ci sono i controlli sulle persone; inoltre, finchè le prediche dentro la moschea saranno in arabo e non in italiano, non sono possibili controlli su quanto avviene al suo interno. Occorre anche verificare l’origine dei finanziamenti che sostengono queste associazioni. Quindi anche nel caso della moschea di via Padova non si può accettare la presunta associazione culturale, perché è un luogo di culto irregolare in violazione dei regolamenti esistenti e per questo deve essere chiusa.”

La “Città metropolitana” ha firmato il 21 dicembre 2015 insieme a 12 Comuni il protocollo per l’istituzione del Parco locale d’interesse sovracomunale (Plis) della Martesana. Determinante sarà il ruolo del Municipio Milano 2: come intende sviluppare l’azione per l’attuazione del Plis?

“Il Plis è al primo stadio della sua esistenza, siamo molto indietro rispetto a quello che si pensava di realizzare. Finora il Comune di Milano ha fatto ben poco per quanto riguarda la Martesana: il rifacimento di tutte le sponde, la riqualificazione e il resto sono stati fatti per lo più da parte dei Comuni confinanti. Da quando sono Presidente non sono a conoscenza della conferma di una delega specifica al Municipio 2 per coordinare l’attuazione del Plis, perchè nel passato c’è stata una gestione molto personale del problema, senza comunicazioni all’Aula Consiliare. Occorre mettersi intorno a un tavolo, bisogna studiare un percorso condiviso affinchè il Plis possa essere attuato nel giro dei prossimi cinque anni. Appena avremo l’Assessore all’Ambiente e al Verde, che si occuperà anche del Plis, affronteremo subito questo tema. C’è anche il progetto dell’Ecomuseo relativo al territorio dove scorre la Martesana, che deve essere ancora attuato e che penso sia veramente un’iniziativa stupenda dal punto di vista culturale e ambientale e che potrebbe essere un valore aggiunto anche per le scuole.”

Anche approfittando degli scavi in corso per la realizzazione della nuova linea M4, sono allo studio progetti per una parziale riapertura della Cerchia dei Navigli dalla Cassina de’ Pomm alla Darsena. Qual è la Sua posizione su questa prospettiva?

“La riapertura dei Navigli magari in centro potrebbe essere una buona idea, mentre da Cassina de’ Pomm sino alla Conca dell’Incoronata sarebbe una pessima idea, nel senso che sarebbe bellissimo da vedere, ma poco fruibile dal punto di vista della mobilità pubblica. La via Melchiorre Gioia è uno delle arterie principali della città di Milano. Riaprire la Martesana dalla Cassina de’ Pomm alla Conca eliminerebbe tanti posti auto, oltre al costo esagerato della riapertura dei Navigli, con l’incertezza di reperire i fondi finanziari necessari. La proposta che io farei al Comune di Milano, oltre ad acquisire con referendum il parere dei cittadini del Municipio 2, che sono quelli maggiormente interessati a questa variazione, sarebbe quella di riaprire la Conca dell’Incoronata, che è rimasta senz’acqua. Il Naviglio Martesana passa molto vicino alla Conca e basterebbe riaprire il flusso d’acqua per questo bacino, evitando l’attuale degrado che vede lo scarico di immondizie indiscriminato. Sosterrei solo questo intervento, che sarebbe anche a basso costo.”