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di Pietro Scardillo

Nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori, in Campidoglio a Roma, il 25 marzo 1957 vennero istituite e disciplinate la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o Euratom). I trattati furono sottoscritti dai rappresentanti dei sei Paesi fondatori: per l’Italia Antonio Segni e Gaetano Martino; per la Francia Christian Pineau e Maurice Faure; per la Germania Ovest Konrad Adenauer e Walter Hallstein; per il Belgio Paul-Henri Spaak e Jean-Charles Snoy et d'Oppuers; per i Paesi Bassi Joseph Luns e J. Linthorst Homan; per il Lussemburgo Joseph Bech – Lambert Schaus. Il trattato costitutivo della CEE prevedeva l’eliminazione dei dazi doganali tra gli Stati Membri; l’istituzione di una tariffa doganale esterna comune; l’introduzione di politiche comuni nei settori dell’agricoltura e dei trasporti; la creazione di un Fondo sociale europeo; l'istituzione della Banca europea degli investimenti; lo sviluppo della cooperazione tra gli Stati Membri. Venne anche costituito il mercato comune basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali.

Da allora sono passati 60 anni e la nostra Associazione Amici di Zona 2 e il nostro giornale, in collaborazione con la Rappresentanza Regionale a Milano della Commissione europea, stanno progettando un evento che metta in relazione la percezione e le aspettative che i giovani di oggi hanno verso l’Europa del futuro. Hanno aderito a questa ipotesi di lavoro il Civico Liceo Linguistico A. Manzoni, il Liceo Classico Statale G. Carducci, l’Istituto Gonzaga, il Complesso didattico dei Salesiani di via Copernico, l’Istituto Maria Consolatrice, tutti operanti in zona 2 e da noi contattati finora.

Siamo, infatti, consapevoli che il futuro dell’Europa è nelle mani dei giovani. Saranno soprattutto loro a farsi carico del suo sviluppo o della sua disintegrazione. Prevarranno l’entusiasmo e l’impegno delle generazioni degli oltre 4 milioni attuali di studenti universitari del programma comunitario Erasmus, ai quali si aggiungono tutti gli altri dal 1987 ad oggi (ndr vedi l’articolo su questo tema di Patrizia Toia a pagina 17), grazie al quale uno studente può frequentare e dare esami universitari nella facoltà di un altro Paese ? Oppure gli agguerriti antieuropeisti, chiusi nel loro egoismo e con l’incapacità di confrontarsi e scambiarsi esperienze, cultura e solidarietà in modo costruttivo con i loro coetanei di altri paesi ?

Sicuramente i giovani di oggi non possono vivere di vittimismo e di autocommiserazione o peggio ancora di rabbia e di contestazione (per quanto parzialmente comprensibili), perché hanno davanti a loro, come i giovani dell’epoca della Resistenza o del dopoguerra, la sfida di un’Europa migliore, che bisogna combattere per snellirla drasticamente nelle sue strutture burocratiche, per ridurre le logiche nazionalistiche che sopravvivono nella ripartizione degli incarichi a danno delle competenze e del merito, per ridare la forza ideale di una nuova e più moderna concezione comunitaria in una logica di sviluppo nella globalità e di riconoscimento e potenziamento dei valori locali, non in una visione campanilistica ma di esemplarità di modelli da valorizzare.

Una precisa responsabilità, tuttavia, resta in capo alle persone anziane, che hanno il compito di sostegno, di affiancamento, di stimolo verso un altro pezzo di storia che devono scrivere proprio i giovani con il loro impegno. L’atteggiamento non può che essere di disponibilità di servizio, di ascolto e di proposta, di generoso trasferimento di conoscenze ed esperienze senza la pretesa che i giovani debbano necessariamente apprezzarlo, ma mettendolo semplicemente a loro disposizione come casi esperienziali. Una buona parte, se non tutta, dei 60 anni dell’Europa sono anche parte della loro vita che si è intrecciata con la non facile evoluzione comunitaria, che ha modificato modalità di comportamenti e stili di vita. Adesso è il turno dei giovani: o diventano protagonisti di cambiamento o vittime di un’involuzione.

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