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Riccardi Andrea

L’intervento di Andrea Riccardi nella Giornata della Memoria

di Silvio Mengotto

Alcuni lettori pensano che la memoria del passato non interessa più di tanto. Sotto questa velata critica credo che alberghi una obiezione che merita di essere portata alla luce e in superficie. Se la storia, la memoria, con il trascorrere del tempo vengono ricordate solo nella sfera della ritualità, c’è il grosso rischio che perdano senso e, proprio con il trascorrere degli anni, che si cammini inconsciamente nella strada dell’indifferenza, perché storia e memoria sono diventate fredde, marmoree, passive. La storia, la memoria, oltre a non stancare mai di ricordare, devono sempre essere attive nel presente come lo è stato il Memoriale della Shoah della Stazione Centrale dove un anno fa ha ospitato, accolto per pochi giorni, più di 3.000 rifugiati, immigrati di passaggio verso l’Europa.

In occasione della Giornata della Memoria (30 gennaio ’17), proprio nei locali del Memoriale da dove partivano i convogli carichi di ebrei e oppositori al fascismo e nazismo per Auschwitz, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi dice «Sono rimasto molto sorpreso di come questa Memoria l’anno passato sia stata generatrice di solidarietà, cioè questo Memoriale non abbia accettato di essere un monumento freddo del passato, nell’indifferenza della Stazione, ma sia stato creatore di solidarietà, di accoglienza per i rifugiati, i profughi di passaggio e tutto questo era molto bello e denso di significato. In un certo senso è parso che questa memoria fosse anche la porta per gente che entrava e andava in Europa». La stessa memoria della Shoah, «non come fatto astratto – continua Andrea Riccardi – ma visto nei suoi angoli concreti come avviene qui (al Memoriale della Shoah), sia un punto di riferimento fondamentale per la nostra Europa e forse un grande errore della costruzione Europa è stato non ripartire da Auschwitz, non ripartire dalla Shoah e andare alla ricerca di principi astratti, sia soprattutto un punto di riferimento perché è stato proprio il punto più basso, inspiegabile della storia europea». Per Andrea Riccardi c’è stata anche una Shoah italiana perché «ci furono volenterosi interessati e fanatici collaboratori che ci fanno dubitare di sentirci “brava gente” perché siamo stati alla larga o perché siamo stati indifferenti».

Non è coincidenza se, il giorno precedente la commemorazione della Memoria, più di 5 mila persone di Milano hanno sfilato in corteo da via Plinio sino al Memoriale della Shoah. L’iniziativa organizzata dal Municipio 3 “Nessuno tocchi le pietre della memoria” è stata la risposta democratica, civile, contro il vile gesto che ha imbrattato di vernice nere la pietra d’inciampo dedicata a Dante Coen deportato ad Auschwitz e ucciso a Buchenwald. Un lunghissimo filo rosso ha visto i milanesi sfilare sino alla sede del Memoriale della Shoah. In testa la figlia Ornella Coen insieme al sindaco Giuseppe Sala e il ministro della Giustizia Andrea Orlando. «Sono commossa – dice Ornella Coen – dalla risposta della città. Oggi non ci sentiamo soli». Avere «un punto fisso della Memoria –conclude Andrea Riccardi – come il Memoriale della Shoah, per ricordare, approfondire raccontando e generare solidarietà, io credo sia qualcosa che resterà vivo e che farà tanto bene alle menti e ai cuori a Milano e in Italia».

Entrata campo di sterminio Birkenau

 

Coloro che non hanno
memoria del passato
sono condannati
a ripeterlo

Liliana Segre, sopravvissuta, partita per Auschwitz il 30 gennaio 1944 dalla Stazione Centrale di Milano

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