precotto

di Luciano Marabelli  

Pochi anni dopo la morte di Alessandro Erba-Odescalchi , la villa ed i vasti terreni già di loro proprietà furono acquistati da Giuseppe Clemente Pelitti che vi trasferì la sede della omonima Ditta e la fabbrica di strumenti musicali a fiato, portando il piccolo Borgo di Precotto all’onore delle cronache, grazie ai numerosi successi conseguiti in campo  nazionale e internazionale.

Pelitti avevano iniziato a costruire strumenti musicali a Varese, a partire dalla seconda metà del ‘700. Inizialmente si trattava di “clavicembali e organi da chiesa”. Con la seconda generazione i tre figli del fondatore decisero di allargare il campo di attività, introducendo gli strumenti a fiato (gli ottoni).

Si deve però ad un esponente della terza generazione, Giuseppe, l’enorme successo ottenuto dalla Ditta a partire dagli anni trenta dell’800.  Egli infatti, appassionato intenditore di musica oltre che bravo industriale, ideò e impose in tutto il mondo numerosi strumenti innovativi, ottenendo nel  1847 un importante riconoscimento : la Medaglia d’oro assegnata dall’ Istituto Lombardo per le Scienze e Lettere, a seguito della presentazione del “bombardone”, conosciuto anche, da allora, come “Pelittone”. In quegli anni Giuseppe era il contraltare del belga Adolphe Sax, l’inventore del sassofono. I suoi strumenti erano apprezzati ed adottati da tutte le più importanti e famose Bande Musicali, allora molto diffuse: oltre alle Fanfare Ufficiali, ogni più piccolo Borgo aveva la sua Banda, di cui andava fiero.

Come già accennato all’inizio, fu il figlio Giuseppe Clemente a trasferire tutta l’attività a Precotto, continuando con grandi capacità manageriali e commerciali a svilupparla ulteriormente, portandola ad una posizione dominante sul mercato a fine ‘800. Morì nel 1905 e la gestione della Ditta passò per alcuni anni alla moglie, Antonietta Corso, che di lì a poco riuscì a coronare i successi di quattro generazioni della famiglia con un evento che a suo tempo fece epoca, non solo a Precotto. Nel 1906, infatti, in occasione della Esposizione Universale di Milano, si ritrovarono in città molti esponenti del mondo della tecnica e della cultura, nonché molti Capi di Stato. Fra questi anche lo Scià di Persia, che venne a Precotto con il suo seguito per visitare la Ditta Pelitti, essendo interessato a visionare ed acquistare i famosi strumenti con cui dotare la Banda Reale.

Ferdy Scala, nel libro citato nell’articolo a fianco, descrive così l’evento: “La notizia dell’arrivo dello Scià a Precotto si sparse in un attimo. La gente andò radunandosi intorno al palazzo Pelitti, mossa dalla curiosità di vedere questo gran personaggio. Lo Scià allora si affacciò al balcone. Chiamò i capifamiglia e regalò a ciascuno 5 lire”. Una cifra notevole per i tempi. Si racconta però che tali soldi finirono tutti dal Sonati, nota osteria del Borgo….