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Un po’ di storia dei Quartieri di Milano Municipio 2

di Ferdy Scala

“La piccola Parigi”, la chiamavano così, romanticamente, gli abitanti di Gorla perché, adagiata sui due lati del Naviglio Martesana carezzante nobili ville e borghi vetusti, faceva pensare in formato minore agli splendidi quartieri della “ville Lumière” bagnati dalla Senna. Nel 1920 Gorla fu protagonista con Precotto di un tentativo di unificazione, il Comune di Gorlaprecotto, che ebbe vita breve e venne assorbito nel 1923 nel Comune di Milano. Piccolo borgo di 61 ettari di superficie e 391 abitanti al censimento del 1861 (primo censimento dell’Italia unificata), facenti capo alla parrocchiale di Turro, con splendide ville nascoste fra i boschi, Gorla era, più ancora di Turro e Precotto, il luogo privilegiato dai milanesi di Porta Orientale per le proprie vacanze in prossimità della Brianza. È attraversata dal Naviglio Martesana che conserva l’antico ponte in pietra e i resti della villa Angelica. Il Ponte Vecchio, costruito nel 1703, ha forma arcuata per consentire il passaggio dei barconi mai interrotto fino alla metà del ‘900. Dove il naviglio s’interra ritroviamo la famosa osteria della Cassina di Pomm già frequentata dal Porta e da Stendhal. Gorla annovera ancora, fra i suoi punti storicamente più significativi: i Boschetti (viale Monza 140), sede di associazioni e partiti, nonché del famoso teatro Zelig; via delle Tofane con il vecchio convento, le botteghe di mestiere e la gloriosa Bocciofila Martesana; “el Cantun frecc”, già opificio per la cardatura dei cascami, poi angolo delle lavandaie; il Convento delle clarisse e il Monumento ai bambini della scuola bombardata nel 1944 in piazza Piccoli Martiri; la neoclassica villa Finzi in via Sant’Elembardo (xix secolo). L’attuale caserma dei carabinieri di via P. Finzi 10 era nel 1927 la sede del Fascio. La simbiosi con le vie d’acqua ha origini antichissime. Lo stesso nome “Gorla” sembra derivare dal lombardo “gorula”, piccola gola, o dal latino “gurgula”, vortice, testimonianza in ogni caso di un luogo dove scorreva, dicono gli storici, un rigagnolo che s’immetteva nel Fontanone e si disperdeva nei prati della vicina Turro. Interessante è pure la toponomastica, da cui il lettore apprende che la località Boschetti non era tale solo per il luogo ombroso, ma perché abitata, fra il XVII e il XVIII secolo, dalla nobile famiglia dei Boschetti. E quando all’inizio dell’800 Napoleone volle iniziare la costruzione di viale Monza, per collegare il centro di Milano alla Villa Reale (progetto poi ripreso dagli Austriaci, su disegni dell’ing. Caimi, e aperto nel 1838), gli abitanti locali non furono affatto d’accordo di vedersi attraversare le proprietà terriere da un vialone che buttava all’aria la campagna e la stessa fisionomia del villaggio. Famosa è rimasta la “resistenza passiva” organizzata a Gorla dal conte Resta, che condusse familiari e dipendenti – inutilmente – a sedersi in mezzo ai lavori in corso, “uno dei primi sit-in della storia”, ricorda il ricercatore Luciano Marabelli. Molti sono i luoghi di grande interesse a Gorla, come abbiamo visto più sopra. Riprendiamone qualcuno. La chiesetta di San Bartolomeo. Situata in via Asiago 1, è la chiesa di Gorla che storicamente ha preceduto l’attuale chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù, costruita lì accanto intorno agli anni 30 del ‘900 su progetto dell’ing. Fausto Strada. Un tempo gli abitanti di Gorla per la messa domenicale e le funzioni religiose si portavano fino alla chiesa di Santa Maria Assunta in Turro. Ma alla fine dell’800 l’aumento della popolazione imponeva di avere una chiesa anche nel territorio di Gorla. Che venne iniziata nel 1896, su disegni dell’arch. Enrico Strada; il terreno venne donato dalla signora Fanny Finzi Ottolenghi, e la chiesetta fu inaugurata nei primi anni del ‘900. Con l’entrata in funzione della chiesa di Santa Teresa, la cappella di San Bartolomeo è stata sconsacrata e destinata ad usi sociali. Oggi è sede della Biblioteca rionale, del Circolo Acli con apertura al pubblico del Patronato e delle attività pubbliche dell’associazione Gorla Domani.

Villa Finzi. Il conte ungherese Antonio Giuseppe Batthyànyi, un ussaro che viveva a Milano con la famiglia all’epoca del regno Lombardo-Veneto, fece costruire questa villa verso il 1814, adattando un rustico precedente allo stile e al gusto dell’epoca; la dimora serviva al conte come residenza di campagna e luogo di delizia ove organizzare ricevimenti e festini. Qui ricevette nel 1815 l’imperatore Francesco I d’Austria, arrivato a Milano per riassumere, dopo la parentesi napoleonica, la corona del regno. Alla morte del conte, la villa venne acquistata nel 1839 dai signori Finzi-Ottolenghi, che con Prospero Finzi e la contessa Fanny Finzi, vedova dell'avvocato Salvatore Ottolenghi, la conserveranno fino al 1919. Nel 1934 con tutto il parco divenne proprietà del Comune di Milano. Accanto alla villa, sono visibili i resti – ma non visitabili per motivi di sicurezza – del Tempio dell'Innocenza e della grotta-ghiacciaia con il Tempio della Notte. Rifugio Fanny Finzi Ottolenghi. Anch’esso faceva parte della proprietà del conte Batthyànyi, passato nel ’900 in proprietà ai Finzi. Qui Fanny Ottolenghi aveva raccolto i mutilati tornati dal fronte della guerra ’15-18. Costruito in stile chalet svizzero perché considerato casa di campagna, il Rifugio ha sempre mantenuto la sua caratterizzazione sociale: dopo il periodo post-bellico è stato gestito dall’Istituto dei Rachitici, per ospitare bambini nati deformi, con insufficiente sviluppo osseo, e poi ceduto all’Ospedale Gaetano Pini. “Fondazione Crespi Morbio”. In via Sant’Elembardo ai Finzi sono subentrati i Crespi, che nel 1940 hanno costruito un’opera d’avanguardia: le case popolari per famiglie di numerosa prole.

Per saperne di più: www.gorladomani.it, editrice e promotrice di diversi libri storici del prof. Edo Bricchetti. Altro libro interessante è quello edito dal Consiglio di Zona 2, Tra pievi, ville e cascine storiche, 2010.

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