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Rubrica di aggiornamenti con i rappresentanti dei tre principali organismi elettivi dell'Unione Europea

 

Parlamento Europeo

L’Europa ha bisogno di una difesa comune

Patrizia Toia

Dopo il Migration Compact proposto dall'Italia per i patti di collaborazione tra l'Europa e i Paesi africani sull'immigrazione, è la difesa comune dell'Ue il prossimo passo decisivo del processo di integrazione, che sarà fondamentale per affrontare la crisi dei rifugiati. Se si sommano insieme i costi affrontati dai Paesi europei per eserciti e armamenti, l'Europa è al secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti per spese per la difesa. Nei fatti però ci sono tanti piccoli eserciti inefficaci e l'Ue non è in grado di difendere i suoi interessi fondamentali, né di promuovere la pace nel mondo. Una situazione riassunta dalla celebre frase dell'ex ministro degli esteri belga Mark Eyskens che, in occasione della crisi del Golfo del 1991, osservò che “l'Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare”. Eppure di difesa comune si parla da anni, da quando l'allora Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi e il premier francese René Pleven proposero nel 1952 la Comunità europea di difesa (Ced), che poi fu cassata due anni dopo a causa della marcia indietro della Francia. Nel corso degli anni l'argomento è tornato alla ribalta puntualmente ogni volta che si determinava un conflitto. Nel 2003, in occasione della guerra americana all'Iraq, i Paesi Ue si sono spaccati tra interventisti e pacifisti. Fu l'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi a ricordare che serve una difesa comune perché “non possiamo continuare con la schizofrenia di chiedere all'Ue l'integrazione, prosperità e sviluppo e di attendere invece dall'America la garanzia della sicurezza”. Oggi l'Italia continua a essere in prima linea nella lotta politica per arrivare a una difesa comune. Lo scorso 11 agosto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il ministro della Difesa Roberta Pinotti hanno pubblicato una lettera comune su Repubblica e su Le Monde per chiedere “una Schengen della difesa per rispondere al terrorismo”. Il tema è stato al centro del vertice di Ventotene di agosto promosso da Matteo Renzi e ora Italia, Francia e Germania sono unite nel chiedere di fare passi concreti in questa direzione. Per noi la creazione di una difesa comune è fondamentale anche perché l'Italia è il Paese più esposto ai flussi migratori, che non si fermeranno senza la stabilizzazione dell'Africa e del Medio Oriente. Ma dei passi avanti su questo dossier avrebbero conseguenze positive per il più ampio progetto dell'integrazione europea. Mettere in comune le risorse militari, gli investimenti e le strutture organizzative per l'Ue significa porre le basi per una vera politica estera comune e una vera integrazione politica.

 

Parlamento Italiano

Parliamo della legge 107, quella “della buona scuola”

Simona Malpezzi

Come è noto, nel luglio dello scorso anno il Parlamento ha approvato la legge 107, definita dalla cronaca "la buona scuola". Oggi mi sembra interessante capire se la legge in questione abbia fornito una prima risposta ai principali elementi di criticità del sistema italiano di istruzione e formazione rilevati in questi anni da molte indagini internazionali tra cui il programma Education and Training 2020. Così, magari, usciamo dai luoghi comuni a cui siamo stati abituati dagli slogan di questi ultimi mesi, e parliamo di dati.

Un primo tema che si presta ad un confronto con gli effetti prodotti dalla Legge 107 riguarda gli insegnanti e, in particolare, la loro formazione che è chiaramente un elemento fondamentale per migliorare alcuni parametri che hanno la loro ricaduta sui nostri ragazzi.

E’ possibile tracciare un rapido confronto tra le nuove norme italiane che riguardano il reclutamento e la valutazione degli insegnanti e quanto previsto dal programma europeo “ET 2020”, nel settore dedicato al “Forte sostegno agli educatori” e che dovrebbe focalizzarsi attorno a quattro precisi elementi:

· potenziare il reclutamento, la selezione e l’inserimento dei candidati migliori e più idonei alla professione di insegnante;

· aumentare l’attrattiva e il prestigio della professione di insegnante, 

· sostenere la formazione iniziale e lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti, in particolare per affrontare la sempre maggiore eterogeneità degli studenti, l’abbandono scolastico, l’apprendimento basato sul lavoro, le competenze digitali e le pedagogie innovative

· promuovere l’eccellenza nell’insegnamento a tutti i livelli, mediante la concezione dei programmi, l’organizzazione dell’apprendimento, le strutture di incentivi ed esplorare nuovi modi per valutare la qualità della formazione degli insegnanti.

Da questo punto di vista, la legge 13 luglio 2015, n. 107 introduce misure importanti per la professione docente: (i) la sostituzione del sistema di carriera degli insegnanti basato solo sull’anzianità di servizio con un sistema basato sul merito; (ii) l’assunzione a tempo indeterminato di circa 100.000 insegnanti precari a partire da settembre 2015 e l’accesso alla professione solo mediante concorsi aperti a partire dal 2016.

Siamo intervenuti, seppur in maniera minima, nella sfera della premialità docente investendo 200milioni e lasciando alle scuole la possibilità di sceglierne i criteri. Passo necessario in una Italia che ha la percentuale più alta dell’UE di insegnanti che non sono mai stati formalmente valutati (70% secondo i dirigenti scolastici) e di insegnanti che non hanno mai ricevuto osservazioni sul loro rendimento nella scuola in cui lavorano attualmente (43%), e per la prima volta sono stati investiti dei fondi sulla formazione in servizio dei docenti e sul rafforzamento  delle loro competenze digitali. Sono risorse importanti che ammontano, nel primo caso a 40 milioni di euro e, nel secondo, a 1 miliardo destinato al piano nazionale scuola digitale.

Abbiamo puntato su nuove competenze per gli studenti, introducendo un curricolo flessibile e strutturando l'alternanza scuola lavoro. Abbiamo normato la possibilità di lavorare secondo competenze trasversali. 

La legge 107 ha provato ad assestare il sistema scolastico per intervenire in maniera strategica in tutti gli ambiti: le nove deleghe che a breve saranno presentate dal governo, e che vanno dallo 0-6 alla formazione iniziale dei docenti, passando per un nuovo sistema di valutazione e rivisitando il tema dell' inclusione, completeranno il quadro.

 

Consiglio Regione Lombardia

Sostegno Inclusione Attiva (SIA) un aiuto concreto per le fasce deboli

Fabio Pizzul

Sulla povertà si spendono molte parole. Per fortuna, ogni tanto, arrivano anche atti concreti.
Di parole se ne sono sentite tante, anche da parte di Regione Lombardia, ad esempio, con la proposta del Reddito di autonomia che è stato annunciato come provvedimento contro la povertà, ma non fa altro (ed è comunque un dato positivo) che mettere sotto un unico cappello misure che intervengono su famiglie a disagio, senza però toccare minimamente la questione della povertà assoluta.
In questo senso, risulta molto più concreto l’arrivo del cosiddetto SIA (Sostegno Inclusione attiva), per il quale il Governo ha messo a disposizione per il 2016 750 milioni di Euro.
Il sostegno verrà erogato attraverso i comuni, quello di Milano nel nostro caso, e darà alle famiglie che ne hanno i requisiti un contributo economico mensile spendibile attraverso una Carta di pagamento elettronica in tutti i supermercati, gli alimentari, le farmacie e le parafarmacie abilitati al circuito Mastercard. La Carta potrà essere utilizzata anche negli uffici postali per pagare le bollette elettriche e del gas, e darà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti effettuati nei negozi e nelle farmacie convenzionate, con l’eccezione, ovviamente, degli acquisti di farmaci e del pagamento di ticket.
Potranno accedere al SIA le famiglie con ISEE inferiore o pari a 3 mila euro nelle quali almeno un componente sia minorenne oppure sia presente un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza accertata. Le carte elettroniche verranno rilasciate da Poste Italiane e il beneficio mensile, sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare, potrà variare da 80 a 400 euro.
Il SIA si aggiunge ai provvedimenti già in atto nel comune di Milano, dai buoni spesa ad altri contributi, che fanno di Milano il comune italiano che investe più fondi in questo campo, con oltre 154 milioni di euro all’anno.
La novità sostanziale del SIA sta però nel fatto che il nucleo familiare destinatario della misura sarà chiamato ad aderire a un progetto di attivazione sociale e lavorativa, finalizzato a favorire la progressiva uscita dalla situazione di bisogno. Il progetto verrà costruito dagli operatori sociali del comune insieme al nucleo familiare, sulla base di una valutazione delle problematiche e dei bisogni e coinvolgerà tutti i componenti: non si tratta dunque di un semplice intervento assistenziale, ma di una reale presa in carico delle famiglie.
Per i residenti nel Comune di Milano i moduli di domanda possono essere ritirati presso tutti i centri di assistenza fiscale convenzionati e le sedi dei servizi sociali territoriali, mentre le domande compilate andranno presentate solo presso i CAF, già impegnati nell’operazione fin dall’inizio del mese di settembre.
Credo sia importante far conoscere il SIA e la possibilità di accedervi per famiglie in grave difficoltà che spesso non hanno neppure gli strumenti per venire a conoscenza dei provvedimenti a loro indirizzati. Serve l’impegno di tutti coloro che sul territorio del municipio entrano a contatto con situazioni di grave povertà e bisogno.

Per informazioni e approfondimenti: www.fabiopizzul.it

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