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In esclusiva per Noi zona 2 il messaggio del Provveditore agli Studi Marco Bussetti

Bussetti Marco

di Marco Bussetti

Il primo giorno di scuola ha sempre un significato simbolico. Inizia una nuova avventura per ogni studente e per tutti coloro che ruotano intorno al mondo della scuola: nel nostro caso per il territorio di Milano e Città Metropolitana, una zona meravigliosa che fa da sfondo a infinite opportunità per tutti. Ecco, vorrei che ciascuno potesse vedere l’anno scolastico proprio come un’opportunità: di scoperte, di conoscenze, di studio, di relazioni umane. Negli ultimi anni l’istituzione scolastica è stata travolta da innumerevoli sfide e anche da mille problematiche, vecchie e nuove. La nostra scuola di Milano ha una tradizione di eccellenza e sta affrontando queste sfide con grande responsabilità, competenza e professionalità.
Sin da quando sono arrivato a dirigere l’Ufficio Scolastico di Milano, per me il messaggio principale da trasmettere è stato questo: noi siamo un ufficio al servizio e in ascolto della scuola. Ci vuole ascolto per arrivare ad ottenere una partecipazione attiva di tutte le componenti sia all’interno che afferenti alla scuola, dai dirigenti scolastici ai docenti al personale ATA fino alle famiglie, ricordando che noi dobbiamo mettere sempre al centro lo studente come persona. Non esistono etichette - alunni con BES o disabilità o stranieri o eccellenti -, esistono prima di tutto le singole persone.
Poi serve un patto educativo forte tra famiglia e scuola: che i genitori ascoltino gli insegnanti, gli insegnanti dialoghino con i genitori e genitori e insegnanti dialoghino con i ragazzi: così si riesce a svolgere un’azione preventiva rispetto ai mille disagi eventuali (il dialogo è anche prevenzione del bullismo).


I docenti svolgono un lavoro bellissimo: vivono la relazione umana con i più giovani e li aiutano ad affrontare il futuro, mettendo quotidianamente nella loro attività una grande attenzione per ogni studente. Tutto il lavoro della scuola di Milano è finalizzato all’attenzione per la persona. La scuola rimane il luogo in cui, ai miraggi della società contemporanea è possibile contrapporre esempi autorevoli e valori guida: trasparenza, lealtà, impegno, anche e soprattutto a partire dagli adulti.


La fase scolare resta un’avventura educativa molto ricca per l’età evolutiva, ma i rapporti “si ammalano” quando una componente scarica la responsabilità sull’altra: genitori contro i docenti, contro i presidi, docenti contro alunni e contro genitori. L’atteggiamento talvolta conflittuale che si può venire a creare tra le diverse componenti va trasformato in un proficuo “gioco di squadra”.
Perché il lavoro educativo consiste principalmente in un sistema di fiducia reciproca, unico terreno fertile per la crescita integrale del ragazzo in tutte le sue dimensioni.


In occasione dell’avvio del un nuovo anno scolastico 2017/2018, rivolgo innanzitutto un invito ad ogni docente a ripensare al motivo che lo ha spinto in cattedra, un invito a sviluppare le potenzialità che possiede come patrimonio unico, per aprire ai giovani le prospettive della contemporaneità. Il docente può aiutarli a sviluppare un sano spirito critico nel contesto spesso aggressivo della società mediatica e può instaurare un prezioso dialogo con ogni ragazzo.


Ai dirigenti chiedo la pazienza, perché le novità e le sfide sono infinite e li vedono in prima linea. Da parte del nostro Ufficio Scolastico Territoriale di Milano garantiamo quotidiano sostegno. Noi lavoriamo perché la vostra delicata azione si svolga con il minor numero di intoppi possibile, spinti sempre dal desiderio che la scuola trasmetta passione per la cultura, così come dice l’etimologia della parola, ovvero contribuisca a “coltivare ciascuno dei nostri ragazzi”, faccia amare lo studio e i progetti e che anche quest’anno – dall’alternanza scuola-lavoro ai premi, alle diversificate opportunità dell’offerta formativa – sia un anno di crescita come persone. I problemi non mancheranno, li affronteremo insieme.


Non dimentichiamo che “il lavoro pedagogico è un’impresa corale”. Nessuno può illudersi di fronteggiare da solo i problemi dell’oggi. Famiglia, scuola, società civile, Chiesa, hanno tutte qualcosa da dare alle nuove generazioni, ognuna con le sue competenze, ma rischiano di essere scavalcate dal fiume mediatico in cui siamo immersi tutti. L’irrompere di nuove forme comunicative non giustifica la rinuncia all’impegno educativo, anzi ne rilancia l’urgenza. I new media infatti non vanno demonizzati: la sfida è utilizzarli in modo corretto. Anche per questo non c’è altra risorsa che l’educazione.
Buon anno scolastico!

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