Home

Chi siamo

    • Premessa
    • Consiglio
    • Statuto
    • Scheda di adesione
    • La redazione
    • Altri dati

Archivio

Eventi

PhotoGallery

Video

Social

Dove trovarci

Contatti

Home

Canavero Alfredo

di Alfredo Canavero docente di Storia Contemporanea Università Statale di Milano

Il prossimo 25 marzo si celebrerà il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, che istituirono la Comunità Economica Europea (CEE) e l’Euratom. Fu un importante passo in avanti verso l’integrazione europea, che era cominciata nel 1952 con la nascita della Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio (CECA) e che il fallimento della Comunità Europea di Difesa (CED) nel 1954 pareva per un momento aver interrotto. Fu quello uno dei tanti momenti di crisi che hanno caratterizzato la vita dell’Europa unita e che sono poi stati fortunatamente superati.

Anche oggi l’Europa è di fronte a una situazione di crisi. In tutto il continente la fiducia verso le istituzioni europee è crollata e c’è chi invoca l’uscita dall’Unione Europea come soluzione per tutti i guai. Non si considera però che l’Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale ha vissuto un periodo di pace lungo come mai in passato proprio grazie all’integrazione europea, che in nome della collaborazione e della solidarietà ha saputo mettere a tacere i nazionalismi e gli egoismi patriottici. Certo, i giovani d’oggi non hanno vissuto direttamente cosa significa essere in guerra. Anche chi non combatteva in prima linea sperimentava l’ansia della morte, le bombe, le privazioni, le distruzioni di case e fabbriche. Fu indubbiamente il desiderio di non ripetere più queste esperienze a permettere la riconciliazione di popoli che fino a poco prima si erano aspramente combattuti.

Oggi i giovani possono usufruire non solo della pace, ma anche dei vantaggi di un’Europa senza frontiere, possono andare a studiare all’estero, fare nuove esperienze, sentirsi a casa propria ovunque in Europa. Tutto questo non avveniva in passato e potrebbe non avvenire più in futuro, se prevalessero le idee di ritorno alle antiche sovranità nazionali, alle antiche barriere e agli antichi egoismi nazionali.

Ridisegniamo lEuropa vignetta SironiNon vi è dubbio che l’attuale Unione Europea presenti delle criticità. E’ cresciuta troppo e forse troppo in fretta e ha coinvolto paesi non ancora pronti a condividere l’ideale europeo. Gli interessi nazionali tendono ancora troppe volte a prevalere rispetto all’interesse generale dell’Europa. La lottizzazione della Commissione Europea, l’organismo che dovrebbe rappresentare gli interessi dell’Unione, in modo che ogni paese membro abbia un suo rappresentante, riporta necessariamente agli interessi nazionali, che già sono rappresentati dal Consiglio Europeo, la riunione dei capi di stato e di governo dei paesi membri. Lo stesso parlamento europeo è eletto nei singoli stati più pensando agli equilibri politici interni che al ruolo che i parlamentari dovranno svolgere. Della sua attività la stampa enfatizza certe decisioni che appaiono ridicole, inutili quando non fastidiose, come quando si decide la forma dell’imballaggio delle uova piuttosto che la lunghezza delle banane per poter essere commercializzate. Trascura invece di sottolineare le decisioni positive che più toccano la vita di tutti i cittadini, come quella recente che sostanzialmente abolisce le tariffe del roaming telefonico.

L’introduzione della moneta unica, senza aver pensato a una politica fiscale omogenea, ha causato qualche problema, ma il ritorno alla moneta nazionale ne provocherebbe molti di più. I giovani non possono ricordare gli anni dell’inflazione a due cifre, le continue svalutazioni della lira che portavano qualche beneficio sul breve periodo, ma facevano aumentare notevolmente il costo delle materie prime, prima fra tutte il petrolio, di cui l’Italia ha bisogno.

Come diceva Alcide De Gasperi, ai giovani bisogna offrire delle prospettive, un mito o, se preferite, dei sogni. Quale sogno migliore allora che quello di portare a compimento l’opera di unificazione del nostro continente? Come dopo l’unificazione dell’Italia rimasero a lungo i fautori dei vecchi stati e solo col tempo riuscirono a integrarsi nella nazione, così occorrerà tempo perché questo si realizzi a livello europeo. Ma questa è una meta per cui vale la pena di lavorare. E proprio i giovani devono riscoprire le comuni radici della civiltà europea, sviluppatesi dall’antichità classica alla tradizione giudaico-cristiana, all’illuminismo e i valori fondanti, come la solidarietà e la laicità, che non è rifiuto ma rispetto dello spirito religioso. Occorre però ritrovare il senso profondo dell’unificazione europea, quel senso che aveva mosso i padri fondatori: De Gasperi, Schuman, Adenauer, Monnet, Spaak e tanti altri che erano riusciti a superare gli odi nazionalistici che avevano devastato l’Europa riducendola, nel 1945, a un cumolo di rovine.

Ultimo numero

Login