La gallina /1

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la gallina"Non si ingrassa la gallina

il giorno del mercato"

 

Proverbio popolare

Origine Camerun

Immagine di vita sociale

 

di Angelo Inzoli 

 

Per spiegare questo proverbio devo raccontarvi la storia di Jo Baba, la star di Bidjigue, piccolo villaggio sulla strada che da Ayos scorre sino a Abong-Mbang, la terra degli elefanti.

Jo era un intuitivo e prima che gli avessero spiegato qualcosa già l'aveva capita da un pezzo (a modo suo, certo!). Alla sua gallina aveva voluto dare un nome speciale: Bingo: "Questa gallina, lo sento, mi porterà fortuna!". Allevata con amore e un pizzico di complicità, Bingo era sempre sotto l'occhio attento del suo padrone che, si sa, quando è capace, può ingrassare perfino un cavallo (figuriamoci una gallina!). Quando Bingo ebbe raggiunto lo sviluppo necessario e sperato, Jo prese la grande decisione. Tre sere prima della fiera annuale di Abong-Magng, la mise in una gabbia e posizionatala sulla sua testa, andò da Nico, il capo villaggio. Nico era un amico di tutti, e Jo gli espose il suo progetto: "Vedi Bingo? Lo venderò alla grande mercato di Abong-Mbang e con i soldi ricavati mi comprerò altre 10 pulcini. Poi con i dieci ne farò altri 100 e in pochi mesi sarò il più grande avicoltore della regione!... Ma tu potrai ancora darmi del tu!". Il capo villaggio trovò un po' presuntuosa la sicurezza di Jo, ma siccome è meglio essere tra i probabili invitati ad una festa piuttosto che tra i sicuri esclusi, lo benedisse gli offri una buona birra per festeggiare l'inizio della grande impresa. Bingo, all'oscuro dei progetti, notò solo che l'eccitazione del suo padrone cresceva e che quella sera, non solo non lo liberò dalla gabbia, ma cominciò a dimenticare di dargli il solito mangime…. ma si sa in Africa si fa sempre conto sulla generosità della natura, anche per le galline.

Al risveglio, ancora infiammato per l’investitura del capo villaggio della sera prima, Jo decise di parlare del suo progetto con Alphonse, che era considerato il più abile venditore del villaggio, e forse l’unico. La sua boutique conteneva tutto quello che poteva servire ad una famiglia, compresi, sottobanco (e per i molti clienti privilegiati) prodotti “particolari”. Il suo consiglio fu di calibro: "Devi vestirti bene, nessuno compera merce da uno straccione! Devi fare bella figura! Devi sedurre chi viene a comprare da te". Jo tornò a casa, come uno scolaro diligente, si dedicò a sistemare i suoi vestiti, a lavarli e farli rammendare con cura. Scese la notte e Jo stava ancora lavorando. E così, nella casetta appena illuminata da una lampadina da 20 watt, Bingo assistette per la seconda notte, ancora digiuno all'agitazione del suo padrone.

Clarisse venne a sapere del progetto di Jo perché questi era ormai oggetto di tutte le conversazioni in villaggio, e decise, senza che nessuno glielo chiedesse, di venire a dare il suo contributo al successo di Jo: "Mica che poi, una volta diventato ricco, faccia finta di non conoscermi", pensava tra sé. Il suo suggerimento rivelava una astuzia non comune: "Jo, fai attenzione che al mercato tutti ti chiederanno degli sconti e tireranno sul prezzo devi essere abile a negoziare… in particolare fai attenzione ai tirchi, sono i peggiori compratori!". Clarisse, che era una tirchia di fama riconosciuta regionale, fu generosa di consigli e trucchi su come riconoscerli e come divincolarsi dai trabocchetti delle sue pari. Nella sua prodigalità senza freni Clarisse terminò con un ultimo consiglio da vera esperta: "E scegli bene il posto in cui ti siederai al mercato. Mettiti all'entrata e arriva presto per non doverti relegare in un angolo. Altrimenti tutti arriveranno dopo aver speso tutti i soldi!". Jo la ringraziò, facendo bene attenzione a non prometterle nulla se non un affetto eterno. Anche quella sera Jo dimenticò di nutrire Bingo. Ma si sa: non di solo pane vive un pollo...

Arrivò così il giorno fatidico. Jo si alzò che era ancora buio e dopo aver caricato la gabbia con dentro Bingo sulla sua bicicletta, si avvio sulla strada asfaltata deciso a divorare i 40 km che lo separavano da Abong-Mbang in pochissimo tempo. Per tutto il viaggio Jo parlò a Bingo dei suoi progetti, della casa che avrebbe costruito. Arrivarono a destinazione che il sole era sorto da poco ma già faceva un caldo infernale. La stagione secca presentava il conto a uomini e bestie e Bingo, chiuso in gabbia da tre giorni, stordito fin dal risveglio dal fiume di parole e sogni di gloria che uscivano dalla bocca del suo padrone, sentendo quel calore cominciò a pensar male e stare peggio. Jo si diresse deciso-  e ben vestito - a scegliere il miglior scranno del mercato: scrutò tra la folla che già si accalcava se vedesse delle tirchie (“Che – le aveva rivelato Clarisse - sono quelle non sorridono mai e che camminano tenendo sempre una mano sulla mano sulla borsa dei soldi”), analizzò con finto disinteresse il banco degli altri venditori di pollo, e, infine, col sorriso del giocatore che sfodera il suo poker d'assi, si accinse ad estrarre Bingo dalla gabbia.

Fu in questo preciso momento che i sogni di gloria di Jo s'infransero sulle rocce della dura realtà: Bingo stramazzò sul banco di legno con la lingua fuori. Del faraonico pollo di Jo Baba, la star di Bidjigue, dopo tre giorni di fame e sete non restava che l'ombra, o meglio, che penne. Jo vide quello che fino ad allora non aveva capito – e che continuò a non capire anche dopo - e corse a comprare un bicchiere delle migliori granaglie del mercato; ma “si sa - gli disse ridendo il venditore di mangime - "non si ingrassa la gallina il giorno del mercato".

Fu così che Jo Baba rientrò al villaggio di Bidjigue a notte fonda, con la vergogna di un soldato che è fuggito dal fronte, in compagnia della povera gallina Bingo che, dopo giorni di angoscia, finalmente trovò ad attenderla un sonno ristoratore e un bel piatto di mangime che il suo padrone aveva portato dalla fiera. Da quel giorno nessuno parlò più dei progetti imprenditoriali di Jo Baba, ma tutti ebbero qualcosa da dire sul detto del venditore di mangime. Ma di questo vi parlerò la prossima volta perché non ho più spazio (segue).           

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