La fame

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pancia vuota“Pancia vuota

non ha orecchie”

 

Proverbio popolare

Origine ignota

Tradizione orale

 

di Angelo Inzoli

 

Questo è un proverbio che ci svela un segreto misconosciuto da noi abitanti della parte ricca del mondo: è la fame che muove la storia e la vita delle persone. Dire che la pancia vuota, cioè affamata, non ha orecchie, significa che non prende ordini da nessuno, che non la puoi blandire, sopire o zittire. Con la pancia affamata non si scende a patti semplicemente perché è ciò che abita la pancia vuota che comanda: la fame. Il resto è utopia e inutili illusioni.

Questo lo sanno bene i neo genitori, quelli che vediamo in giro con il passeggino spesso spinto da padri ancora increduli del piccolo intruso che pacifico è arrivato a scansarlo dalle attenzioni femminili: quando il cucciolo ha fame la cosa più stupida è cercare di convincerlo ad attendere. D'altronde mangiare è la loro prima specializzazione: i neonati, la prima cosa che hanno imparato uscendo dall'Eden materno, è di attaccarsi al seno. Per nove mesi non hanno avuto bisogno di mangiare perché erano nutriti dal corpo della madre. Ma usciti nel mondo esterno, immediatamente riconoscono il richiamo della fame e, se non vogliono essere risucchiati dal ventre del destino, devono imparare a mangiare. E' una cosa che capiscono d'istinto, una cosa molto seria come il pianto inconsolabile che li prende quando dentro di sé sentono e risentono il morso della fame e il bisogno vitale di mangiare. Chi riesce a calmare il pianto del bimbo affamato? Chi potrà con dolci parole o stupide minacce fargli dimenticare il dolore del morso della fame che da dentro lo mette davanti alla sfida dell'esistenza, quasi a ricordargli: “Guarda che sei nato, sei vivo… non vorrai mica morire?". Mangiare per il piccolo è un imperativo, il primo che la vita gli insegna. E la madre che prima lo aveva preservato da questa esperienza terribile nutrendolo attraverso il cordone ombelicale ora altro non potrà che provvedere perché ad ogni morso della fame corrisponda per il suo cucciolo una buona "tettata" di latte vitale.      

La fame dunque è la prima forza propulsiva che il cucciolo d'uomo sperimenta affacciandosi alla vita. Ma a ben guardare la necessità di garantirsi cibo ha costituito una delle molle dello sviluppo della storia umana nei suoi inizi preistorici. Proviamo ad immaginare la vita di Otzi, l’uomo di Simulaun ritrovato congelato nella zona dell’Alto Adige nel 1991. Egli era morto 5000 anni prima ucciso, forse durante una battuta di caccia per una freccia vagante scagliata contro degli animali o forse in un agguato per un regolamento di conti con un suo simile. La sera, di ritorno dalla caccia e dalla ricerca di qualche frutto, attorno al fuoco con donne, bambini e altri compagni, Otzi prendeva cibo e poi, una volta sazio, prima di coricarsi, parlava e raccontava qualche storia sulla caccia, sugli animali, inventava qualche favola per i propri bambini, o per farli divertire, magari le sparava grosse, qualcuna se le inventava di sana pianta. A stomaco sazio … Otzi riempiva il cuore, perché da subito aveva capito che con la pancia piena e il cuore vuoto la vita è senza piacere e intrighi. Ma proprio da quelle parole scambiate attorno al fuoco è nata poco alla volta la scienza, che è il sedimentarsi nella mente dell’uomo del sapere e dell’esperire umano condiviso. E questa scienza, nel ricordo dei morsi della pancia vuota, ha costituto il motore del progresso delle diverse civilizzazioni: da lì nacque il sapere dell’agricoltura nei diversi climi del pianeta; le tecniche dell’allevamento e la capacità di combattere i predatori, parassiti e muffe; l’impegno ad aumentare la produttività con concimi e a migliorare le specie animali e le piante; l'invenzione delle tecniche di conservazione per garantirsi il cibo nei tempi difficili e per attutire le conseguenze di carestie e catastrofi naturali... Nasceva così dall'imperativo della lotta contro la morte - di cui la fame è da sempre un richiamo riconoscibile - la scienza. Perché l’essere umano deve il suo progresso proprio ai morsi della fame che lo hanno spinto e obbligato a scavarsi un sentiero nella giungla inospitale, a creare un campo per seminare, una palizzata per allevare, un argine per canalizzare l’acqua.

Ora che l'uomo, in una piccola parte del mondo, è in grado di provvedere all'essenziale e anche concedersi l'inutile e il lusso, la fame sembra scomparsa come molla dell'avvenire. Ma non è così. Presso molte popolazioni del pianeta - che sono ancora agli inizi nella loro corsa verso l'età dell'oro - è ancora vivo il ricordo del morso della fame e ora li muove anche la voglia di essere come chi questa fame non la ricorda più: spensierati, sfacciati, ricchi e con una vita facile dove basta un click! Qualcuno vorrebbe fermarli, impedire loro di iscriversi e correre alle Olimpiadi dell'emancipazione dalla fame…ma la pancia non ha orecchie anche questa volta e rischiamo di essere sorpassati. Alcuni hanno paura, ma non sentendo più la fame, la gara è già persa

Gli uomini che hanno dimenticato cosa significhi avere fame sono così. Essi hanno dimenticato che dietro la volontà di emanciparsi di ogni essere umano e di migliorare la propria vita c'è la determinazione di chi ha raccolto la sfida del vivere e del morire, di chi ha ascoltato la voce della fame, di chi non può e non vuole sopravvivere. E' per questo che nei tempi difficili chi accetta la sfida della sua fame può fare miracoli. Anche se  nessuno glielo chiede, anche se qualcuno glielo impedisce. E' la fame la molla che tutto muove, perché la pancia affamata non  ha orecchie, ma è una voce che ordina la strada da tracciare! 

Dunque? Cari genitori … dopo aver nutrito - come giusto - i vostri bebè, se volete che siano in grado di competere nella sfida che li attende affamate i vostri figli: i loro competitor saranno molto determinati… ve lo garantisco!

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