L'acqua

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sorgente"Bevi l'acqua

della tua cisterna

e quella che zampilla

nel tuo pozzo!"

 

Proverbio biblico

Libro dei Proverbi 5,15

Immagine rurale

 

di Angelo Inzoli

 

L'immagine del pozzo o della cisterna allude ad una condizione essenziale del vivere umano: l'importanza dell'acqua. Quando analizziamo la topografia dell'espansione delle civiltà passate scopriamo che essa è perfettamente sovrapponibile alla carta idrografica della terra. Le grandi civilizzazioni si sono sviluppate lungo l'asse di grandi corsi d'acqua, le città sono nate sempre in contesti ricchi di acqua, le stesse abitazioni private o strutture comunitarie avevano al centro l'acqua. Senza di essa non si sarebbe potuto garantire nutrimento, igiene, lavoro ad alcuna famiglia. Nei contesti più poveri di acqua ogni insediamento umano doveva garantirsene l'approvvigionamento scavando o pozzi (in cui poter attingere a sorgenti d'acqua viva) o cisterne (in cui poter far confluire le acque piovane) quale condizione stessa di sopravvivenza. Da qui viene l'immagine del proverbio che è come metafora di un comandamento esistenziale. Possiamo coglierne il significato ripercorrendo due sentieri di senso diversi ma complementari.

Il primo sentiero, ci porta nella realtà della fede, intesa non come religiosità, ma come modo di concepire la vita. Nel libro biblico dei Proverbi, infatti, questa immagine allude alla ricerca di ciò che realmente conta. E' questa la vera acqua che ognuno è chiamato a cercare. Ma, attenzione: il proverbio dell'acqua è valido anche per gli atei, perché non vuole invitare a praticare una religione, quanto a coltivare una "interiorità" (non è un caso che pozzi e cisterne siamo qualcosa che si ottengono scavando nelle interiora della terra!). Siamo qui molto vicini alla potente immagine di Franco Battiato che cantava: "cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente…". La nostra interiorità è il centro di gravità permanente. Il proverbio ci invita dunque a non dilapidare le nostre energie nel fare e nel muoverci esteriore (pur necessario), ma ad apprestare nella nostra casa, dove viviamo, uno spazio interiore a cui poter tornare ogni tanto per ristorarci e fare il punto sulla nostra esistenza. Uno spazio di silenzio, di solitudine, in cui recuperare la voglia di vivere dopo fallimenti e frustrazioni, il coraggio di aprire gli occhi anche quando vorremmo morire. Il pozzo o la cisterna a cui si allude possono avere forme diverse: una passeggiata in montagna, l'uscita mattutina o serale con il nostro cane, una musica che riascoltiamo o che suoniamo, un quadro che dipingiamo o ammiriamo, una preghiera in luogo sacro. Ognuno ha i suoi riti, ognuno il suo pozzo e la sua cisterna a cui attingere nelle giornate di arsura. Beato colui che un luogo così l'ha scavato in se stesso in previsione dei giorni dell'arsura!

Il secondo sentiero di senso ci porta nel mondo degli affetti e delle relazioni. L'acqua che siamo invitati a bere dal proverbio è quella che rappresenta il compagno o la compagna con cui abbiamo scelto, un giorno, di proseguire il cammino della vita. Nel testo di Proverbi 5 subito dopo aver enunciato il detto, l'autore lo commenta scrivendo: "Sia benedetta la tua sorgente; trova gioia nella donna della tua giovinezza!". Il senso più immediato sembrerebbe dunque quello di invitare alla fedeltà nelle nostre relazioni: "non andare a cerare l'acqua in ogni bar o angolo della città, non fare il vagabondo affettivo, perché vai a finire male!". Ma a ben guardare anche qui il significato è più profondo che il semplice invito ad una generica monogamia affettiva. Tutti sperimentiamo la fragilità delle relazioni anche delle più intense. A volte le relazioni affettive possono inaridirsi, spegnersi o addirittura diventare velenose ed alienanti. Invitandoci a ritornare all'acqua zampillante il proverbio vuole metterci in guardia affinché ci dedichiamo ad una continua manutenzione di esse fatta di piccoli gesti. Quali? Quelli generati dalla complicità degli amanti. Grazie a questo, tante volte potrà ripetersi nella vita il miracolo dei primi giorni, quando la fiamma è scoccata, la sorgente ha cominciato a zampillare e con sorpresa abbiamo scoperto che non eravamo soli.

L'augurio del proverbio è quindi duplice: avere in noi stessi una cisterna e una sorgente di ispirazione, e fare una continua manutenzione dei nostri affetti più prossimi curandoci che restino sempre vivi e vivificanti. Perché se la fiducia di vivere deve innanzitutto nascere dentro la persona, in alcuni momenti, tuttavia, possiamo ritrovarla solo nello sguardo e nelle parole di coloro che ci amano davvero.  

 

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