PASQUA COME RISCOPERTA DEL LEGAME CHE CI UNISCE

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pagina 1di don Virginio Colmegna

Anche questa Pasqua è segnata dalla pandemia e da un virus che ci ha resi tutti più fragili e vulnerabili. Eppure avvertiamo la potenza del messaggio pasquale, con tutto il suo carico di speranza. Il cammino della via crucis, di un Gesù abbattuto dalla violenza, che affronta l’agonia del Getsemani, inchiodato alla croce. Tutte fasi che fanno intravedere il dramma del dolore. Ma poi la Pasqua ci ricorda che la morte viene sconfitta restituendoci vita e futuro.

Dalla chiusura del cenacolo i discepoli vivono l’esperienza della chiusura fisica, delle limitazioni di movimento e di contatto, che rischiano di diventare chiusura del cuore, paura dell’altro, conflitto, sfiducia. Una condizione che da un anno viviamo e che abbiamo imparato a riconoscere. Nel cenacolo i discepoli fanno memoria del bene sperimentato con Gesù. Dal ricordo della misericordia ricevuta hanno sentito il desiderio e la forza di riallacciare le relazioni. L’altro non più come ostacolo, ma come compagno di viaggio, un alleato per uscire da un tempo critico. Pasqua come riscoperta del legame che ci unisce. L’auspicio è che da questa memoria si riaccenda in tutti noi il desiderio di rivivere la speranza della fraternità, riprendendo le energie e la creatività di immaginare una situazione nuova, ribaltata. Pasqua, dunque, come ricordo del bene ricevuto e desiderio di sperimentarlo di nuovo. Insieme.

Anche il cammino quaresimale ci ha fatto intravedere quanto sia importante non smettere di costruire legami, di vivere una interiorità profonda con uno sguardo che sa essere fessura di infinito e di futuro. E allora se certamente la famiglia rimane centrale, un ruolo altrettanto importante, se non addirittura ancora più decisivo, è quello della comunità. Perché è nella comunità che si condivide un cammino, anche insieme ai più fragili, a cominciare da anziani e disabili, ma anche da coloro che sono gli ultimi della fila, i poveri, gli emarginati, gli “scarti”, come li chiama Papa Francesco. È nella comunità che respiriamo quello spirito di fraternità e di serenità segnato da pace e riconciliazione. 

La dimensione dei quartieri, della vicinanza, della condivisione è il primo collante per costruire comunità dentro una città. Da soli non ce la si fa. Casa della carità è un filo della rete che vuole portare nel territorio una “pedagogia dei sogni”, cioè questo desiderio di continuare a respirare un futuro con già delle fessure nel presente, con un’azione sia sociale che spirituale sempre orientata alla ricerca di senso. Significa essere assetati di significati del vivere e di riscoperta di una forza nuova che nasce, che ritroviamo nel triduo pasquale, dal giovedì nella mensa del convivio, anche attraversata dal tradimento, al venerdì delle difficoltà, del cammino della croce, del dolore, dell’angoscia profonda, della morte. Ma che poi riesplode con la resurrezione, come messaggio di vita e di futuro.  Aiutiamoci, iniziamo insieme un cammino nuovo per riscoprire le ragioni di una speranza, la voglia di cambiare, anche con nuovi stili di vita. Da sperimentare nella condivisione. Papa Francesco nella Laudato Si’ ci richiede una conversione ecologica, vale a dire un cambiamento radicale e profondo. Questo può avvenire solo se diventa famigliare l’incontro con l’altro. Abbiamo detto che non sarebbe stata una quaresima qualsiasi così come non è stata una Pasqua qualsiasi. Siamo in cammino per respirare il linguaggio nuovo dello spirito di fraternità.

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