Dobbiamo passare dall’economia della sopravvivenza all’economia della vita

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di Giancarlo Perego

già Capo servizio Cronaca di Milano del Corriere della Sera

Ci stiamo avvicinando a 35 mila morti in Italia per il coronavirus. Non riesco a pensare ad altro. Al dolore e alla sofferenza.Ho messo al bando polemiche, critiche, giudizi. Li riserverò per un approfondimento più avanti. Lasciando il compito alla magistratura di capire dove abbiamo sbagliato colpevolmente.Vi consiglio di non entrare nella giungla delle informazioni sulle responsabilità. Non entriamo nei processi mediatici. Non per questo dobbiamo rinunciare a delle riflessioni che sono sotto gli occhi di tutti.

Eccole.

“Il mondo così non può reggere” ha scritto il giornalista Roberto Pesenti, intervistando il famoso economista oggi datosi al volontariato, Jacques Attali, già consigliere di Mitterand. Appunto. Ma il mondo così può reggere? Si parla di cento milioni di nuovi poveri provocati dalla pandemia. Quante toppe dovremmo metterci? Serviranno? Certo, per un po’ di tempo serviranno, ma il tema è cambiare rotta.

Dobbiamo passare dall’economia della sopravvivenza all’economia della vita. E’ un’economia alternativa che mette insieme tutte le attività che il virus minaccia, dotandole di speciale sostegno finanziario, sociale, ecologico. Filiere da costruire. Salute, tecnologie digitali, educazione. E poi gestione dei rifiuti, acqua, sport, distribuzione, sicurezza, cibo agricoltura, commercio, istruzione, energia pulita, ricerca, innovazione. E poi ancora trasporti, cultura, informazione, credito, risparmi. Ma voi direte: ma già si fa? La risposta potrebbe essere: passare la quota di occupazione di questi settori dal 40 per cento al 70-80 per cento.

Ci sono altri settori che sono destinati a un forte ridimensionamento. Trasporti aerei, auto, difesa, beni di lusso etc. Attali dice che la democrazia fa parte dell’economia della vita. E noi siamo d’accordo.

35 mila morti, e non è finita, non si possono dimenticare. Il premio Nobel, Joseph Stiglitz sull’Internazionale scrive che “finché non sarà finita la pandemia, sarà impossibile tornare alla normalità”. La soluzione, per ora, è ridurre il rischio e aumentare gli incentivi alla spesa. Attenzione, le cattive politiche possono contribuire alla disuguaglianza, a seminare instabilità. Il fiume di denaro in arrivo potrebbe spingere i consumatori a non spenderlo per paura. E le banche potrebbero entrare nella trappola di liquidità. Un altro rischio. Staremo a vedere.

Importante per l’Italia è avere un piano credibile e affidabile. Gli Stati Generali sono serviti per fare il punto e far vedere all’Europa che siamo pronti a ricevere i miliardi previsti. La Commissione Colao ha preparato più di cento proposte, moltissime legate al mondo dell’impresa, non molte alla salute e alla famiglia. Secondo me, si doveva invertire. Prima salute e famiglia, poi il resto. Bisogna sviluppare un’economia che non sia in contrapposizione con la vita delle persone.

Più idee, più creatività, più coraggio. Una piccola grande rivoluzione dove tutti noi diventiamo protagonisti, dove tutti noi dobbiamo fare la nostra parte. Si, ora tocca a noi.

Quello che conta, però, è che non muoia più nessuno di Covid 19. 

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