AVVIARE PRESTO LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA CHE APPROVI IL RECOVERY PLAN

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

di Patrizia Toia
Eurodeputato – Vicepresidente della Commissione per l'industria, l'energia e la ricerca

FOTO PATRIZIA TOIAL'Unione europea non lascia e raddoppia. Anche in questa crisi del Coronaviurs, dopo quella dell'euro, dei rifugiati e del terrorismo, le cassandre che vedono la fine dell'Ue dietro ogni angolo della storia sono state smentite.

Per ora almeno non ci sono segni che indicano una crisi del processo di integrazione europea, anzi, cresce la necessità di un rilancio, sia al livello politico che a livello di opinione pubblica. In questo contesto la Commissione europea ha messo sul piatto la proposta per un piano di ripresa coraggioso, battezzato Next Generation Eu, che, se adottato, modificherà l'Unione in senso federalista: debiti comuni, risorse proprie, trasferimenti di ricchezza, più poteri a Bruxelles e maggiore integrazione economica. E' doveroso dire che mai si era visto da parte dell'Europa un intervento così forte a supporto degli Stati membri.
E' un buon inizio di un periodo che si annuncia tempestoso per l'Ue. Dopo i mesi difficili della quarantena e dei contagi, infatti, sta iniziando il periodo ancora più difficile dell'enorme crisi economica che abbiamo di fronte: con il suo probabile corredo di chiusure aziendali, disoccupazione, aumento della povertà, malessere sociale e proteste.
Per cause di forza maggiore, la Conferenza sul Futuro dell'Europa che sarebbe dovuta iniziare il 9 maggio di quest'anno e durare fino al 2022 è stata rimandata. Forse inizierà a settembre, ma molto dipenderà dalla presidenza semestrale di turno del Consiglio Ue che dal prossimo 1 luglio toccherà alla Germania, paese che fortunatamente in questa fase ha giocato un importante ruolo d'investimento e di fiducia nell'Europa.
Era stata scelta la data del 9 maggio perché è la festa dell'Europa, cioè l'anniversario del celebre discorso del ministro francese Robert Schuman, il 9 maggio del 1950, che ha dato inizio al percorso di integrazione comunitaria. In quel discorso c'era l'enunciazione esplicita dei principi del cosiddetto approccio funzionalista all'integrazione: “l'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Una frase che ha accompagnato i 70 anni di integrazione successivi più come una profezia che come un principio guida.

Abbiamo messo in comune il carbone e l'acciaio e ci siamo resi conto della necessità di un mercato unico per tutte le merci. Abbiamo creato il mercato unico e ci siamo resi conto della necessità di una moneta comune. Abbiamo creato una moneta comune e ci siamo resi conto della necessità di una governance economica comune. Abbiamo creato una governance economica comune e ci siamo resi conto della necessità di una vera solidarietà economica e di bilancio.

Questo è il bello e la genialità dell'approccio funzionalista: partire dai fatti, dalle necessità reali del momento per poi trarre le necessarie conseguenze.

Ci sono dei limiti però. Se la politica non ha il coraggio di seguire rapidamente e in modo lungimirante le esigenze del processo di integrazione, il meccanismo si inceppa. Inoltre, è fondamentale che i cittadini siano molto coinvolti nel progetto di sviluppo dell’Unione europea. Per questo all'approccio funzionalista deve essere affiancato un approccio federalista, quello dei sognatori come Altiero Spinelli, quello alla base della Conferenza sul Futuro dell'Europa e quello caldeggiato da tutti i politici che come me credono nell'Unione europea. Questo momento storico, in cui ci accingiamo ad affrontare le conseguenze della crisi del Coronavirus, richiede che gli europeisti e tutti quelli che credono nel futuro federale dell'Europa devono avere il coraggio di alzare la testa e prendere in mano le redini del processo di cambiamento.

Negli ultimi dieci anni il succedersi di crisi globali ha imposto all'Ue grandi passi avanti nel processo di integrazione, ma ci sono state troppe soluzioni improvvisate e posticce: dalla troika senza legittimità democratica al Fiscal Compact di natura intergovernativa, fuori dalla giurisdizione del Parlamento europeo, al Fondo salva-Stati fuori dall'ordinamento comunitario, ai tanti compromessi al ribasso imposti dal sistema anacronistico dell'unanimità nel Consiglio UE (cioè dai governi nazionali) e dei veti incrociati.
Il meccanismo si è inceppato e i cittadini rischiano di allontanarsi dall'Unione europea.

Oggi le soluzioni ponte non bastano più.

Per questo è importante il nuovo strumento per la ripresa, il Next Generation Eu, proposto dalla Commissione, con una potenza di fuoco da 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi a fondo perduto. Una cosa impensabile fino a pochi mesi fa, come era impensabile nel 1950 un processo di integrazione e solidarietà europea fra Paesi che si erano combattuti ferocemente fino a pochi anni prima. Il Recovery Plan costituisce il vero rilancio della Ue sia sotto l'aspetto economico che per la prospettiva politica: è necessario quindi avviare subito la Conferenza sul Futuro dell'Europa e portare rapidamente a termine le riforme con il pieno coinvolgimento dei cittadini europei.

Come ne uscirà l'Unione europea alla fine di questo periodo non è scritto da nessuna parte, dipenderà dalla scelte che ognuno di noi saprà fare oggi.

Cerca

Copyright © 2020 NoiZona2, developed by AgoràFutura.Net - All rights reserved.

Search