SPORT & SCUOLA, UNA CONVIVENZA DIFFICILE

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

BA Hons Physical Education and School Sport Featured Imagedi Franz Pinotti

Ll Covid mette il dito nella piaga: la scuola e lo sport, in Italia, non vanno di pari passo. L’attività sportiva, o motoria, è considerata da anni una pratica di serie B, un qualcosa di cui non solo si può fare a meno, ma addirittura di cui è meglio fare a meno perché “impiccia” e disturba tutte le altre nobili attività che riguardano la “Mente”.

È una clamorosa sciocchezza!

Anche fare differenza nella scuola tra sport e motoria è stucchevole, ed è un paradosso che lo sport rimanga in mezzo al guado, se non respinto, e l’educazione motoria parzialmente accettata.                                                                                                                                                                            

Nella mia testa io vedo la pratica sportiva come quel percorso che ti permette, gradualmente e a seconda della tua età, di conoscere e apprendere le potenzialità del tuo corpo unito alla tua anima. Certo non tutti diventano dei “campioni” da medaglia olimpica, ma tutti possiamo “superarci” alzando l’asticella delle nostre capacità, mettendoci alla prova e senza timore, anche con altri compagni, amici, appassionati delle nostre stesse scelte sportive. E il tutto in funzione di un unico obiettivo: il benessere psicofisico e mentale.                                                                                                     

La “ginnastica” a scuola, sin da piccoli per noi di “una certa età”, significava avere la possibilità di imparare a conoscere una o più attività sportive. Per noi il gareggiare in qualsiasi ambito era un vero e proprio “sfogo”, ma anche un modo di metterci alla prova con i compagni, di vedere che cosa eravamo capaci di fare attraverso il nostro corpo.

Quando ero ragazzo, c’erano addirittura i Giochi della Gioventù (1968-1996), una sorta di mini olimpiadi degli studenti tra gli 11 e i 15 anni, che portavano a finali nazionali da disputarsi a Roma.                                                                                            

Poi, sempre a scuola, abbiamo visto anche insegnanti che leggevano il giornale durante l’ora di ginnastica, e si poteva fare quello che si voleva, l’importante era non disturbare. Negli ultimi anni si è fatta avanti la figura “dell’esperto”, spesso un educatore del Coni, ma anche tesserati federali che hanno avuto il merito di riportare in classe la conoscenza delle attività sportive in tutta la loro interezza.

In Italia, alle elementari, la figura dell’insegnante di motoria non è mai esistita, se non con la maestra (o maestro) senza competenze specifiche.                                                          

Wikipedia così precisa in merito: “L'educazione fisica è una branca dell'insegnamento che si occupa di migliorare attraverso l'attività motoria e quella sportiva lo sviluppo psicofisico e la salute individuale e quella sociale. Oggi si parla di sviluppo della personalità unita allo  sviluppo di un'adeguata corporeità e motricità, acquisendo competenze alla base di una crescita fisica, affettiva, sociale e cognitiva”.                                                                                                                               

L’Unione europea, con l’Agenda di Berlino (2003/6), spinge la pratica nei 27 paesi proponendo tre ore alla settimana per tutti i corsi di studio (In Italia a mala pena si svolge un’ora la settimana) ed “un’ora di educazione fisica al giorno, all’interno o all’esterno dello scenario scolastico”, invitando gli istituti ad andare oltre il minimo consentito. In Slovenia la prima ora di scuola ogni giorno è dedicata all’educazione fisica.                                                                                                                      

Il Covid-19 ci riporta a una triste realtà fatta di pochezza culturale tutta italiana che, oltre a considerare l’attività motoria una pratica di secondo piano nell’ordinamento scolastico e nell’immaginario collettivo di insegnanti e famiglie, mette, con la scusa del virus, all’indice l’attività sportiva a scuola. Alcuni presidi davvero poco illuminati, sostenuti da consigli d’istituto tormentati da insane e arcaiche paure,  chiudono all’utilizzo delle palestre in orario extra scolastico. A volte impediscono persino l’attività motoria scolastica curricolare, dando il colpo finale a un rapporto, scuola & sport, che non è mai stato né promosso, né salvaguardato a partite dai governi e dalle istituzioni preposte.

C’è una contraddizione, però, che riporta alla luce un po’ di ragionevolezza: quest’estate molte società sportive hanno organizzato campus estivi, anche comunali, nel pieno rispetto di tutti i protocolli severi e seri, con il controllo e l’avallo delle istituzioni preposte ai fini della sicurezza per tutti. Non mi risultano apocalissi, anzi, solo molta grande soddisfazione da parte delle famiglie di quei bambini e giovani che hanno usufruito di un ritorno alla socialità, tramite il connubio scuola & sport, e alla quasi normalità, pur rispettando tutti i santi crismi anti Covid.                                       

Per fortuna, si comincia a leggere anche su molti giornali che dobbiamo imparare a convivere con il virus. Non possiamo bloccare tutte le attività, togliendo soprattutto ai nostri giovani la possibilità di fare esperienze emotive e psicofisiche come solo lo sport è in grado di fare, educando. Significa creare futuri adulti equilibrati, sani mentalmente oltre che fisicamente. Adulti che hanno una mente aperta e ben strutturata, organizzata, inclusiva, nel rispetto e nella frequentazione di tutti quei valori umani che senza lo sport, soprattutto quello di squadra, diventa più difficile far sperimentare e insegnare.                                                                                                                                                       

È forse giunta l’ora che anche il Ministero dell’Istruzione provi a rimodellare la nuova scuola, mettendo al centro del percorso educativo anche quella parte di noi con la quale facciamo i conti sin dall’alba, da quando ci alziamo dal letto. Si dovrebbe così favorire l’armonia e il benessere fisico, abolendo molti farmaci presi inutilmente a causa della cattiva educazione fisica e spesso  dell’assenza dell’attività motoria che dovrebbe guidare la formazione di tutti noi sin dalla primissima età.                                                                                                                                                                           

A questo riguardo è recente la notizia pubblicata sui giornali, secondo cui il ministro Spadafora con delega allo sport avrebbe promesso un’iniziativa, forse una circolare firmata con la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, per spingere i presidi a concedere le palestre scolastiche alle società sportive il pomeriggio. Su questo tema pochi giorni fa il presidente del Coni Malagò aveva definito l’attuale stato di blocco delle palestre “una situazione vergognosa”.

È tempo che i dirigenti scolastici e le strutture superiori si assumano la responsabilità di una formazione integrata dei loro allievi, in coerenza con l’antico monito dei padri latini: “mens sana in corpore sano”.

Cerca

Copyright © 2020 NoiZona2, developed by AgoràFutura.Net - All rights reserved.

Search