VISIONI SUL NOSTRO FUTURO: L’ARTIGIANATO

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Intervista a Marco Accornero, Segretario Generale Unioni Artigiani

Nonostante la drammatica situazione attuale, il 74% degli artigiani prevede di recuperare la clientela entro fine 2021

di Andrea Rovelli

accornero"L'onda lunga dello tsunami-Coronavirus, che ci ha colpito duramente prima come emergenza sanitaria ed ora sotto forma di crisi economica e dramma sociale, non si arresterà di colpo e ci attende un autunno difficile".

Il segretario generale dell'Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza, Marco Accornero, traccia una quadro a tinte fosche con riguardo all'immediato futuro delle imprese e in senso lato di tutto il sistema produttivo milanese.

Unione Artigiani ha svolto una indagine su base volontaria che ha coinvolto circa 600 artigiani per avere in modo più preciso il polso di una situazione che tutti percepiamo di grave disagio.

"Le imprese artigiane di Milano e di Monza Brianza prevedono pesanti cali di fatturato quest’anno a causa dell’emergenza Covis-19 - spiega Accornero - la metà di esse addirittura superiori al 50%."

Il bicchiere però può essere osservato come mezzo pieno: le piccole ditte artigiane interpellate contano di recuperare la clientela e il fatturato persi entro la fine del 2021. Per raggiungere questo obiettivo necessitano di liquidità immediata, così da poter riavviare completamente l'attività e tornare a fatturare. Usufruiranno di finanziamenti e di agevolazioni statali, in particolare di quelle offerte dal Decreto Liquidità per piccoli prestiti fino a 30mila euro, rimborsabili in dieci anni e con garanzia totale dello Stato nei confronti della banca.

"In particolare per l'aspetto finanziario - rimarca Accornero - come Unione Artigiani siamo attivi attraverso il nostro Confidi interno nell'offrire informazioni approfondite e assistenza completa su tutti gli strumenti di accesso al credito a disposizione. La richiesta è molto alta e stiamo facendo fronte a una serie di istanze e domande di finanziamento considerevoli."

A rispondere al "sondaggio" sono state in particolare ditte individuali (50,33%) e società di persone (35,03%), in misura minore società di capitali (13,32%) e professionisti (1,32%). La stragrande maggioranza di queste imprese vive esclusivamente di mercato interno, soprattutto locali. Più del 76% di esse infatti non vende all’estero, ed anzi il 30,74% non va oltre i confini della provincia, con un ulteriore 31,26% che si ferma in Lombardia. Solo il 24,18% offre prodotti al mercato italiano, con relativi problemi di mobilità interna che, con l'apertura agli spostamenti fra regioni, dovrebbe via via farsi più facile, contro il 13.82% che non esce addirittura dai confini comunali.

Il 74,87% degli intervistati non intercetta inoltre, direttamente o indirettamente, quella domanda turistica che in particolare nella Milano post Expo 2015 si stava facendo sempre più articolata ed ampia. Solo una piccola parte di esse, pertanto, potrebbe subire gli effetti drammatici che affliggono il settore della ricettività. 

Nel complesso, questo 2020 sarà per gli artigiani un anno nero.

Per il 46,58% degli imprenditori che hanno risposto al questionario, per tre quarti titolari uomini con massimo 3 dipendenti, il fatturato 2020 calerà di più del 50%. Il 30,05% lo stima tra -30 e -50%; il 20,53% tra il -20 e il -30%. Solo il 2,84% degli artigiani spera di arginare le perdite sotto al 20%.

"Nonostante questi dati impressionanti in negativo - commenta il segretario degli artigiani milanesi - serpeggia ottimismo circa il tempo necessario per tornare ai livelli pre-emergenza. Se il 25,92 % pensa che non sarà mai più recuperata totalmente la clientela persa in questi mesi di quarantena forzosa, gli altri sono convinti di recuperare al massimo entro fine 2021. Il 21,74% addirittura è fiducioso di farcela entro la fine di quest'anno".

Ma quando si potrebbe riprendere totalmente come prima l’attività produttiva? Il 35,77% degli artigiani non si azzarda a stimarlo, mentre il 24,13% spinge per  prima  dell'estate e il 26,62% guarda a fine 2020. Pessimista solo il 13,48% degli intervistati che pensano che si riavvierà tutto a pieno ritmo solo con il nuovo anno.

Nell’ipotesi che la situazione di emergenza si prolunghi ulteriormente in autunno, il 56,48% denuncia di aver bisogno di un sostegno finanziario tra i 25 e i 100mila euro. Il 34,81% potrebbe farcela con meno di 25mila, mentre il 7,68% necessiterebbe di una cifra tra i 100 e i 500mila euro.

Il 39,17% dei piccoli imprenditori dichiara l’intenzione di voler usufruire dei finanziamenti garantiti dallo Stato, mentre un altro 31,83% ancora non sa dare una valutazione. Il 19,17% non chiederà nulla volendo evitare di fare debito per coprire debito.

La stima di esigenza di liquidità vede il 39,07% degli intervistati puntare alla copertura dei costi fissi e dei costi del personale dipendente; il 27,08% di tutto il fatturato perso; il 15,28% dei soli costi fissi.

Su 600 risposte al questionario, il 51,84% ha usufruito del “bonus 600 euro”. Un altro 15,21% sta usando la cassa integrazione, mentre il 19,12% afferma di non aver chiesto nulla.

Scarso appeal per il finanziamento da 30mila euro offerto con garanzia al 100% dello Stato e presentato come facilmente ottenibile dalle banche, sebbene i dati mostrino un costante aumento delle domande che va di pari passo con le riaperture e il ritorno alla piena attività. Con le riaperture poi, il 42,88% degli intervistati ha dovuto dotare il personale di protezioni individuali adeguate. Il 32,43% ha ridotto il numero di clienti da servire contemporaneamente e il 20,18% ha rivisto il layout produttivo.

“L’immagine che possiamo commentare – conclude il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accornero – è quella della tipica caratteristica artigiana fatta di imprese molto piccole, spesso individuali o con massimo 3 dipendenti. Poche hanno rapporti di mercato a livello nazionale, ancor meno esportano. L’artigianato vive di domanda interna e gli orizzonti non appaiono rosei, passando da una stagnazione che perdurava già da mesi a una catastrofe emergenziale mai vista prima. Molti dovranno pensare a reinventarsi sondando il mercato di riferimento: una sfida che storicamente l’artigiano ha sempre dimostrato di saper affrontare e vincere.”

“Se è vero – prosegue Accornero – che il crollo del turismo in un’area come Milano, che dopo Expo 2015 stava vivendo un autentico boom, non intaccherà pesantemente l’artigianato, occorre pensare che tutto il sistema economico locale, regionale e nazionale è in stallo e che a soffrire sono e saranno principalmente i più piccoli. Occorre una svolta di maturità nelle Pmi artigiane, che dovranno ripensarsi e affidarsi a modelli di gestione più precisi. Ma sono necessari anche interventi concreti a loro favore, attraverso lo stralcio di imposte e tasse e finanziamenti a fondo perduto. La richiesta di liquidità è fortissima, perché le aziende coraggiosamente puntano a rimettersi in piedi, a giungere al momento in cui torneranno a fatturare e in questa situazione i sostegni pubblici sono vitali. La ripresa delle attività e della domanda diventeranno determinanti per valutare in seguito il merito creditizio delle imprese. Tutti temi per i quali Unione Artigiani, che non ha mai smesso di operare per gli artigiani in smart working anche nei momenti di chiusura totale di tutte le attività, sta fornendo assistenza e consigli alle piccole imprese, in particolare nell’accesso al credito e ai finanziamenti, oltre che per la revisione dei contratti di affitto e il pagamento dei canoni, nella convinzione che insieme ce la faremo.

Cerca

Copyright © 2020 NoiZona2, developed by AgoràFutura.Net - All rights reserved.

Search