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INCONTRO CON DONATELLA GRADASSI, POLIEDRICA PITTRICE DELLA NOSTRA ZONA

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Mostra Rosa D'oro, Galleria Velasquez

 

Di Elena Degregorio

Donatella Gradassi è una pittrice di zona due, milanese d’adozione. Dopo l’infanzia e la giovinezza trascorse a Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia, si è trasferita a Milano dove ha vissuto sempre tra la zona nove e la zona due. Dal 2011 vive e dipinge nei pressi di piazza Carbonari. La città di Milano, oltre ad essere motivo di ispirazione per alcuni suoi quadri, le ha permesso di crescere anche dal punto di vista artistico.

Come e quando nasce la tua passione per l’arte e quando hai iniziato a dipingere?

La mia passione per l’arte nasce molto presto, durante le scuole medie. Alle scuole elementari avevo già realizzato alcuni disegni per i quali sono stata premiata, ma non ero ancora consapevole della mia passione. In terza media, invece, ho partecipato ad una gara artistica nazionale con un disegno, poi premiato, molto particolare raffigurante le crocerossine che aiutano i feriti di guerra. Negli anni del liceo e dell’università invece non sono riuscita a sviluppare maggiormente le mie capacità artistiche. Mi sarebbe piaciuto iscrivermi al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti ma i miei genitori non me l’hanno concesso, così mi sono diplomata al liceo scientifico e poi mi sono laureata in Lingue all’Università di Perugia. Poi finalmente nel 1989 sono arrivata a Milano dove lavorando ho potuto frequentare dei corsi per sviluppare anche il mio lato artistico. Particolarmente importanti, all’inizio degli anni Novanta, sono stati due corsi serali all’Accademia di Brera di disegno dal nudo e di disegno libero. Negli anni seguenti ho poi avuto altri maestri, tra cui Luigi Beolchi che mi ha insegnato tantissimo soprattutto sull’utilizzo dei colori e sull’accostamento delle forme.

Quali sono i soggetti che rappresenti maggiormente nei tuoi quadri?

Il primo dipinto che ho realizzato quando sono arrivata a Milano rappresentava un marocchino che vendeva della merce seduto per terra su alcuni tappeti. Ai tempi dipingevo ad acquarello e questo schizzo lo conservo ancora incorniciato. Avevo però già realizzato altri quadri. A quattordici anni, ad esempio, ho dipinto le Fonti del Clitunno, che si trovano nel mio paese natale, a quindici anni invece il nudo di me stessa allo specchio a chiazze di colore, ispirandomi a una mostra degli impressionisti che avevo visto a Parigi. Nei miei dipinti mi piace raccontare quello che avviene intorno a me, non concepisco più l’arte come lo era un tempo, descrizione di bellezza, purezza, felicità, un mondo che non esiste. Era giustissimo per i grandi maestri passati perché ognuno descrive il suo tempo. Secondo me l’arte che non è narrazione non ha senso, deve raccontare qualcosa di quello che ti circonda, o di te stesso. Ho realizzato molti soggetti sull’immigrazione, sugli sbarchi. Inoltre in Spagna ho avuto modo di conoscere quell’unione, che a me piace tanto, tra la cultura araba e quella cristiana cattolica e in seguito ho dipinto la Mezquita di Cordova e alcune cattedrali che sono una combinazione di arte araba e arte cristiana. Noi oggi facciamo molta fatica a fondere culture differenti ma, secondo me, l’arte può aiutare perché riveste anche una funzione sociale molto forte. La mia pittura è metarealistica perché va un po’ al di là della realtà, dandone una visione un po’ contraffatta. Nei prossimi anni però mi piacerebbe arrivare ad un’arte maggiormente astratta.

Quali tecniche utilizzi, o hai utilizzato, durante il tuo percorso artistico?

Ho realizzato alcuni disegni con le matite ma per quanto riguarda la pittura vera e propria ho iniziato con l’acquerello. Dopo tre anni sono passata alla pittura ad olio per circa dieci anni, mentre adesso alterno sia dipinti ad acquerello che ad olio. Ho usato invece l’acrilico e l’acquerello per realizzare alcuni fumetti sugli sbarchi per un’associazione che si occupa di migranti.

I tuoi quadri sono stati esposti in qualche mostra?

Si, ho partecipato ad alcune mostre collettive grazie ai corsi che ho frequentato. Facendo parte del Gruppo Artistico Rosetum ho avuto anche modo di esporre delle mie opere in alcuni cortili di banche milanesi, oltre che alle mostre che il Gruppo organizza a metà e a fine anno.

Esiste qualche legame tra il nostro quartiere e le tue opere?

Io dipingo molto la città metropolitana, quindi i panorami della zona sono una mia fonte di ispirazione. Ho realizzato diversi dipinti raffiguranti il palazzo dell’Unicredit di piazza Gae Aulenti perché si vede da casa mia, ogni volta che esco per andare a fare la spesa mi giro e lo guardo. Ho dipinto la metropolitana di Milano, la zona di Corso Como e Garibaldi non distante da casa mia. Mi piace poi rappresentare diverse visioni della città, ad esempio ho raffigurato, all’interno di un locale milanese, una signora elegante, una che legge e un barbone.

Qual è il tuo rapporto con il quartiere?

In questa parte di zona due ho trovato un quartiere molto più aperto rispetto a dove abitavo prima. Mi sono resa conto che la separazione di una strada come viale Zara fa tanto. Qui la gente mi parla e mi saluta di più, è possibile scambiarsi idee e fare passeggiate insieme. Mi sembra che ci sia gente un po’ più eterogenea, ci sono molte persone straniere come inglesi, francesi e danesi. Ho poi stretto una forte amicizia con la mia vicina di casa con la quale si è instaurato un rapporto quasi famigliare.

Quali sono i tuoi progetti artistici futuri?

Ho in programma una mostra insieme ad una mia collega. Alla Cisco, dove lavoro, abbiamo un team che si occupa esclusivamente di volontariato. Lei è capo del team europeo ed è stata in Africa quindici giorni durante la scorsa primavera dove ha vissuto in una comunità di bambini di 4/5 anni malati di AIDS e sordomuti. Ha realizzato delle foto bellissime che esporrà in questa mostra e mi ha chiesto di preparare alcuni dipinti ad acquarello che verranno messi all’asta insieme alle sue fotografie per raccogliere fondi per aiutare questo villaggio africano. Per saperne di più: https://www.facebook.com/donatellagradassi62/

 

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(Da sinistra: Immigrato marocchino, Mezquita cordova, Milano metropolitana)

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