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Una tarantina in via Padova. Le relative differenze.

 

La 56 in Via Padova

Di Perla Calassi

Quando prendi in affitto una stanza (o una casa) non sai mai con chi finirai a convivere: come saranno i tuoi coinquilini? E i vicini di casa? Qui, in via Padova, vivo con persone di ogni origine e nazionalità, con colori, odori e lingue differenti. 

Dopo un mese a Taranto per completare la mia (benedetta) ricerca di tesi di laurea sulla Settimana Santa, sono tornata a Milano: qui il tempo frenetico delle giornate nella periferia milanese procedono senza sosta e non ti aspettano. Al Sud, vuoi o non vuoi, è tutto più lento, e ogni volta che torno a Milano ci metto una settimana per abituarmi nuovamente alla frenesia che mi circonda, come se avessi il get leg della metropoli. 

I vicini del primo piano mi svegliano la domenica mattina con la musica latina che mi dà il giusto ritmo per alzarmi e devo dire che non mi dà fastidio, anzi mi piace! Non mi piacciono però le infiltrazioni di acqua e la muffa che ne è derivata, il suono dei tacchi sul pavimento e anche i rumori da bagno che sono costretta ad ascoltare ogni giorno (cose grosse e cose piccole, per intenderci) ma non è colpa loro perché qui le pareti sono molto sottili! 

Inizialmente il coinquilino non mi aveva dato una cattiva impressione eppure sentivo che non sarebbe stata una bella convivenza. Non ho dato retta al mio istinto da "esperta di convivenze forzate dal 2011", che fregatura! E ora mi ritrovo a vivere praticamente sola, senza volerlo: lui è un fantasma che entra ed esce dalla casa sbattendo porte e canticchiando. A volte mi mette ansia, anche se forse esagero un po', ma una cosa è certa: non mi fa sentire a mio agio in questo ennesimo appartamento di Milano (e della mia vita da studentessa fuori sede). 

Mi piace la costanza della bambina di origini asiatiche che fa ginnastica artistica fuori dal portone ogni pomeriggio: continua a fare verticali sul gradino all’entrata, ma si ferma non appena arriva qualcuno, rispettosa e composta. Un giorno le ho chiesto se si stesse allenando per una gara, lei mi rispose di sì, senza aggiungere altro. 

La 56 è sempre strapiena di gente: quando sali senti subito un forte odore, dovuto ovviamente alle numerose tradizioni culinarie delle persone che vi sono all’interno; piano piano ti abitui ma quando scendi fai un forte sospiro di sollievo perché non scegli tu di stare schiacciata tra tante persone per così tante fermate! E non manca neppure la tensione, quella che ti tiene pronta a suonare "il campanello d'allarme di auto-protezione" quando cammini sola per strada, la sera. Questo vale per ogni donna in ogni città e in ogni quartiere ma, quando percepisci che la periferia viene dimenticata, ti senti come abbandonata a quelle inopportune attenzioni maschili.

Posso assaggiare tutte le cucine possibili: ci sono negozi alimentari asiatici, africani, sudamericani…, che hanno vari colori e scritte sulle insegne. Adoro questa varietà che mi circonda perché mi permette di conoscere altre culture che, da studentessa di antropologia, stuzzicano la mia curiosità (e anche l’appetito). Questa è una città che, come ho sentito dire molte volte, ti permette di girare il mondo in poche ore ma io sono più fortunata: posso girare il mondo in pochi minuti a piedi o con la mia bicicletta nera dalla girandola rosa e i nastrini colorati. Né a Roma, in cui ho vissuto quattro anni prima di scegliere Milano, né a Taranto, mia città di origine, ho potuto fare una simile esperienza culturale. 

Ho compreso dai libri di antropologia e dalla pratica della vita che ciò che non conosco non è inferiore, "selvaggio" , "barbaro" a priori; lo sconosciuto o il "diverso" incute contemporaneamente sia timore che curiosità all’inizio, ma la diversità può regalare qualcosa di bello e di nutriente per la tua vita. Certo, non si possono abbandonare i numerosi pregiudizi e stereotipi che abbiamo interiorizzato da quando siamo nati, ma questi possono diventare una forza se solo ammettiamo di averli. E come dico sempre, siamo tutti/e uguali perché siamo tutti/e diversi/e in questo quartiere, in questa città, in questo mondo ricco di svariate esperienze sensoriali quotidiane, ed è bello così. La diversità è ricchezza. 

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