Home

Chi siamo

    • Premessa
    • Consiglio
    • Statuto
    • Scheda di adesione
    • La redazione
    • Altri dati

Archivio

Articoli

Eventi

Social

Dove trovarci

Servizi alle famiglie

Contatti

Quo Vadis?

Home

Post Facebook

 

Le Belle di Notte

 

Una tarantina in Via Padova. Il trasloco.

Di Perla Calassi

Come è vivere in via Padova? Non mi ero mai posta questa domanda prima di questo settembre. Chi l’avrebbe mai immaginato che una tarantina d’origine andasse a vivere a Milano e che, ad un certo punto, decidesse di traferirsi in periferia?

Il primo giorno in questo palazzo del quartiere Crescenzago è stato un po’ come tornare a casa. «Ah sei la ragazza che ha traslocato ieri sera?», mi chiede una signora anziana che abita nell’altra scala. Questa domanda mi ha colpita. Perché da quando ho lasciato la mia città nessuno mi fa domande? Perché tra vicini non c’è quel rapporto confidenziale che ti permette di chiedere: «Hai un limone per caso? Io li ho finiti e vorrei fare una torta, magari più tardi ti porto una fetta!». È così bello condividere e sostenersi a vicenda, senza entrare nei pettegolezzi di palazzo che fanno più male che bene. «Sei andata al mercato alla fine?», mi chiede una signora, una "sciura" in pensione che, secondo la mia immaginazione, lavorava alla Posta: ce la vedo bene seduta dietro al bancone a lamentarsi delle persone che scalpitano per l’attesa. «No, ancora no ma grazie del consiglio!», le rispondo. «Sei una studentessa, vero?», mi chiede un’altra. Queste domande mi fanno sentire presente nel rapporto tra vicini (“Ehi, anche io vivo qui!”). Non credo riuscirò a provare ciò che vivevo nella provincia di Taranto (e vivo ancora, quando torno a casa quelle tre volte l’anno, delle feste comandate): quando salutavo la mia vicina Anna, la signora delle pulizie del palazzo, una donna forte che ha superato molti ostacoli nella vita; quando incontravo le mie prozie, due anziane zitelle che, ogni volta che mi vedevano, mi abbracciavano così forte da togliermi il respiro; quando dicevo «Buongiorno!», con naturalezza, ai vicini del palazzo all’angolo della via. Ma qualcosina qui, in periferia, si muove, me lo sento, finalmente. Fatemi domande, chiedetemi come sto oggi, parlate con me del tempo o degli ultimi fatti di cronaca. Io ci sono e voglio far parte del vostro palazzo. Vorrei incrociarvi e salutarvi guardandovi negli occhi; vorrei farvi delle domande superficiali quando serve, o più profonde se, col tempo, siamo diventati dei buoni vicini.                                                                                                                                                

La portinaia barese, una donna di mezza età dai colori mediterranei, mi fa sentire un po’ a casa, anche se spesso ha gli occhi rivolti al cellulare o al giornale. Voglio pensare che il quadretto all’entrata rappresenti la sua Bari, glielo chiederò un giorno. Le Belle di Notte, nel vaso di fronte al portone, mi danno sicurezza, mi dicono che non sono nel posto sbagliato, mi sanno di Puglia, mi sanno di casa, in questa via tanto trafficata di giorno, che si sveglia all’alba e che spesso non va a dormire mai. Il tipo che è sempre fuori dal parrucchiere, che si fa chiamare con uno strano soprannome, ogni giorno mi chiede della mia bici e io gli rispondo che è ancora lì, che nessuno me la prende, che forse c’è ancora in giro chi segue la regola d’oro “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. La panettiera del negozio all’angolo è così gentile, anche se le sue focacce non sono come quelle pugliesi. La cassiera del supermercato di fronte è molto simpatica: è una di quelle rare cassiere con cui puoi parlare, non è un robot pronto a fare il maggior numero di prodotti al minuto, senza interagire con il cliente (e a Milano ce ne soni tanti, ahimè!).

Qui, in via Padova, mi sento quasi a casa in una città che non è la mia e che forse non lo sarà mai, ma che ora mi piace di più.

Ultimo numero

Segnaliamo ...

Login