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Panoramica del Quartiere Adriano, foto di G. Mondolfo

 

Il Quartiere Adriano, la rinascita possibile.

di Ferdy Scala

Il quartiere Adriano è andato formandosi nel tempo per sovrapposizione successiva di strati abitativi. Ma il nucleo più antico è da ricercare lungo la via San Mamete, che porta a vetuste cascine come la Bosco (che già nella toponomastica richiama l’esistenza qui del grande Bosco di Crescenzago conosciuto fin dall’epoca protostorica e contrassegnato da insediamenti palafitticoli) o come la cascina Cattabrega balzata nel 1868 all’attenzione degli studiosi per il ritrovamento nei suoi pressi di reperti archeologici risalenti all’età del Bronzo.

Dalla preistoria al ‘900

Al confine con Sesto San Giovanni, fino agli anni ’80 del ‘900 qui era ancora possibile vedere la campagna fuori città e i campi coltivati intercalati da filari di gelsi.                                                                                                                                                                                                                                                                                             A metà di via San Mamete, su un muro scrostato, troviamo l’insegna stradale “Ex-via già Lazzaretto”. Qui fin dall’epoca delle pestilenze esisteva il Lazzaretto di Crescenzago poi trasformato in cascina. Mentre Lazzaro Cairati nel 1468 ne aveva fatto il progetto (che tuttavia venne costruito fuori Porta Venezia), il Lazzaretto di Crescenzago fu realizzato per volontà del card. Carlo Borromeo che nel 1576 dispose l’istituzione di un ricovero per i malati lungo il Naviglio Martesana, facendovi erigere l’oratorio di San Mamete. Nata come parte integrante del lazzaretto, la chiesina, anche dopo la dismissione del ricovero per i malati, continuò a garantire una presenza religiosa e dal 1957 anche la messa domenicale per gli abitanti delle cascine circostanti, fino a che – con l’espansione abitativa del quartiere negli anni ’80-90 del ‘900 – venne sostituita dalla “Stalla-Cattedrale”, ovvero dalla cascina dirimpetto adattata a chiesa momentanea (1990) per i nuovi abitanti di via San Mamete in attesa della nuova chiesa parrocchiale che sarà inaugurata in via Trasimeno nel 1998.

Nemo nemus fugiat si aestivus pollet Apollo / luce carens lucus carior esse potest” (“Nessuno rifugga il bosco quando in estate domina Apollo: un luogo ombroso può essere più apprezzato”) proclama orgogliosamente nella trabeazione della porta principale la Cascina Cattabrega, antica quanto la vicina Cascina San Paolo (XVIII secolo), ambedue recentemente ristrutturate e adibite a funzione sociale nel quartiere.

Risalente ai primi anni ’50 del ‘900 è invece il Ciso (Centro italiano specializzazione operai) di via Adriano 60, sorto come centro di formazione professionale e poi abbandonato dal 2007 in attesa di venire riconvertito a scuola secondaria per un quartiere che ormai ha raggiunto i 10.000 abitanti. Nel frattempo la vecchia scuola elementare di via Brambilla è divenuta “Casa della carità Angelo Abriani” per l’accoglienza di soggetti in difficoltà.

Il quartiere abitativo a destra di via Adriano, oggi

La via San Mamete separa la parte edificata da cooperative e privati negli anni 1980-90 dall’area verde sulle sponde del Naviglio Martesana collegata al grande Parco della Media Valle del Lambro, mentre la via Trasimeno è diventata l’asse principale del nuovo nucleo abitativo, caratterizzato da una rete di strade ortogonali intestate a uomini politici del ‘900. Il 21 maggio 1994 lo slargo davanti alla chiesa di Gesù a Nazareth è stato dedicato a Don Enrico Bigatti, eroe storico del quartiere.                                                                                                                                                                                           In questa parte mediana del grande quartiere, oltre alle scuole materne di via San Mamete 13 e via Adriano 20, sono state edificate una Scuola Comunale dell’Infanzia in largo Bigatti 2, un Asilo Nido in via Pietro Nenni 6 e il nido “I Girasoli” in via Saragat 11.

L’ultimo quartiere a sinistra di via Adriano. Quale rinascita?

Dismesse nel 1993 le attività dello stabilimento N della Magneti Marelli e di altri stabilimenti industriali, nelle aree liberate nel corso del decennio 2005-15 si è realizzato il nuovo quartiere.

Il progetto Adriano-Marelli-Cascina San Giuseppe era stato approvato nel 2006 dalla Giunta Albertini ed era giudicato dal Comune “di interesse strategico per lo sviluppo del quadrante nord-est della città… dotato di elevati standard nei servizi e nella qualità dell’architettura, oltre ad ampi spazi e servizi pubblici”. I costruttori avevano preso l’impegno di realizzare opere di interesse pubblico, ma questo non è avvenuto se non in piccola parte, e oggi i cittadini attendono la realizzazione della scuola secondaria di primo grado prevista in via Adriano 60, il complesso sportivo con piscina e soprattutto il prolungamento della linea tramviaria 7 almeno sino alla fermata di via Adriano.

Nel frattempo è stato realizzato il parco Franca Rame (50.000 mq, inaugurato il 16 marzo 2016), e quello di via Tremelloni inaugurato nel 2018, il grande centro commerciale, e una scuola dell’infanzia in via De Curtis 7. Ma il cuore del nuovo quartiere si troverà nel progetto ripreso dalla cooperativa Proges che realizzerà il complesso Adriano Community Center: accoglienza di 100 anziani in regime di RSA, nucleo specializzato per malati di Alzheimer, ospitalità per 40 disabili e residenze in social house, piazza e grandi spazi per incontri pubblici.

La rinascita di tutta questa zona infatti non potrà prescindere da due fattori: un quartiere vive di socialità, ma le case senza servizi sono come abitazioni nel deserto; e la socialità trova la propria identità nella cultura storica, nel conoscere le origini del contesto in cui si abita.

Cascina Lazzaretto con Chiesa San Mamete

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