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Malika Ayane

Malika Ayane:  Una storia di integrazione

L’ossessione della diversità è ridicola

di Gabriele Dossena         

Il suo nome significa “regina”. Così come ha voluto suo padre, dandole lo stesso nome della nonna. Ma una regina che sa combattere.                                                                                                                                         

Mamma italiana, papà marocchino, Malika Ayane oggi è un’artista di fama. Nel 2008 ha esordito con il suo primo album, e da quel momento la sua carriera è letteralmente decollata; i successi si sono susseguiti alla velocità della luce: cinque album in studio, innumerevoli singoli che hanno incantato il pubblico, quattro partecipazioni al Festival di Sanremo.                                                                                                         

Ma è anche una donna che ha sempre vissuto la vita in salita. La lotta personale di Malika Ayane comincia nella periferia milanese di viale Ungheria, dove, nei primi anni ’90 e lei ancora bambina, di immigrati ce n’erano pochi anche lì (“noi marocchini prendemmo il posto del terrone negli insulti”, ricorda; e poi aggiunge: “di me dicevano: è straniera, ma è buona; allora, come oggi, c’era una mancanza di educazione al diverso”).                                                                                                                        

Sfogare nel canto i dispiaceri si è rivelata la sua fortuna. Già all’età di 11 anni si era fatta notare per la sua voce strepitosa, cantando, spesso da solista, nel coro delle voci bianche del Teatro alla Scala. E dal 1995 al 2001 ha studiato violoncello al Conservatorio di Milano.                                                                           

A 18 anni aveva già intenzione di diventare musicista, senza mai rinunciare a rimboccarsi le maniche: per mantenersi ha fatto la barista al Teatro Arcimboldi, poi la cameriera, presso un locale dove ha potuto mostrate il suo talento e dove è stata notata dal musicista Fernando Andò. A darle la possibilità di incidere il suo primo album è stata Caterina Caselli, colpita dalla sua bravura.                                                

A 21 anni ha avuto una figlia, Mia, dal fidanzato di gioventù. Poi è arrivata la storia di copertina con Cesare Cremonini, e quindi un “matrimonio segreto” a Las Vegas con Federico Brugia, da cui si è separata nel 2016.                                                                                                                                                                 

A proposito delle sue origini magrebine ha le idee chiarissime: “Non ho mai voluto pensare che il giudizio degli altri fosse causa della mia insoddisfazione, dei miei limiti. E’ vero, a volte soffro, mi scrivono cose orribili, ma mi passa in un secondo. Bisogna trovare la propria lotta, il proprio obiettivo e lavorare per raggiungerlo, indipendentemente dalle circostanze in cui si è nati”.                                                        

Il suo messaggio da lanciare al prossimo? “Bisogna arrendersi al cambiamento, l’ossessione della diversità è ridicola”.

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